Kayak trekking in Sardegna - 1 AGOSTO - LO SBARCO NOTTURNO



L'ultimo sguardo al block notes con appuntate le ultime cose da prendere prima di partire e mi ritrovo solo in macchina. E' la prima volta che parto per un lungo trekking da solo e mi fa un certo effetto. Col cuore colmo di ansia e aspettative per la nuova avventura, percorro tutti i km che mi separano da Civitavecchia. Quando arrivo al porto, trovo subito quello che stavo cercando: un parcheggio gratuito. Tiro fuori tutta l'attrezzatura e metto a terra il kayak.



Mentre monto il carrellino mi accorgo di aver scordato i fermi delle ruote. Cazzata n° 1!!! Non mi perdo d'animo e, dopo un rapido sguardo nel borsello degli attrezzi, decido di sostituire i fermi con delle fascette di plastica. Il sistema funziona. Il kayak cammina ma con grande fatica perché le ruote arrivano a toccare la carena del kayak. Ho un mucchio di cose da fare e decido di tenermelo così. Sono costretto a farmi una sudata bestiale fino alla banchina. Cerco di passare attraverso il gate per le auto e gli addetti al controllo mi dicono che devo passare attraverso il terminal. Dopo essere rimasto per 20 minuti nel terminal con kayak al seguito sotto lo sguardo incredulo dei presenti, un'operatrice della Moby si accorge che un kayak di 4.30 metri non può fisicamente passare attraverso il gate d'imbarco per soli passeggeri e mi accompagna di nuovo al gate per le auto dove passerò senza problemi. Attendo il turno d'imbarco all'ombra di una tettoia. [...]


Nel traghetto sistemo il kayak vicino ad un gruppo di moto.



Per tutto il viaggio rimango seduto su una panca del ponte in compagnia di altre persone. 



Durante la navigazione, il forte vento mi farà volare in mare il comodissimo cuscino gonfiabile che ho tirato fuori per riposare un po'. Cazzata n° 2!!! Impreco in silenzio. Quando arrivo ad Olbia è ormai sera.




Sbarco col kayak. Mi guardo attorno interdetto. Di passare la notte sulla banchina del porto non se ne parla proprio. Percorrere a piedi i 7 km fino alla spiaggia di Pittulongu è materialmente impossibile per via dell'avanzamento stentato del kayak. Non rimane che tentare l'ultima carta: uscire dal porto in navigazione notturna e raggiungere via mare la spiaggia di Pittulongu. Facile a dirsi ma difficilissimo a farsi senza l'adeguata attrezzatura per navigare di notte. Però non ho altra scelta. Tra le macchine sfreccianti sul molo, mi incammino quatto quatto verso il porticciolo turistico della lega navale di Olbia dove mi hanno detto esserci uno scivolo per l'entrata in acqua. Il cancello d'entrata è chiuso ma due ragazzi appena usciti dal porticciolo e in possesso delle chiavi, mi fanno il piacere di farmi entrare. Ci vorranno 15-20 minuti prima di completare il setup da navigazione del kayak e indossare costume e maglietta di lycra. Ringrazio i due ragazzi per la disponibilità e la pazienza e mi faccio scivolare in acqua.
Con l'aiuto del gps e delle luci del porto mi faccio strada fino ad arrivare sul margine sinistro del porto dove si trovano le boe degli allevamenti di cozze. Per due, tre volte vengo spaventato dal tonfo di qualche grosso pesce che salta vicino al kayak. Proseguo. Con la torcia frontale da campeggio in testa non vedo nulla. Non c'è nemmeno la luna ad aiutarmi. Navigo in direzione delle luci in modo da sfruttare il tenue riflesso sull'acqua per scorgere gli scogli affioranti. Non posso far altro che proseguire. Incrocio una barca guidata da un vecchio signore. Si presenta come il guardiano delle cozze ma per me sarà l'uomo della provvidenza. Mi scorta per un po' di strada e poi, non potendo proseguire oltre, mi dà alcune dritte per uscire dal porto. Ci riuscirò, nonostante tutto. 8 chilometri nel buio più disperato che non dimenticherò per tutta la vita. Arrivo esausto sulla spiaggia di Pittulongu. Il tempo di montare la tenda e telefonare ai miei e sprofondo nel sonno. E' solo l'inizio.


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