Kayak trekking in Sardegna - 17 AGOSTO - SULLA VIA DEL RITORNO



Per descrivere dettagliatamente questa giornata mi servirebbe un papiro. Cominciamo dalla mattina. La serata fino a tardi in pizzeria mi è costata cara! Mi alzo tipo zombie. Giro per il campeggio senza meta. Ho sonno. Prendo dal bar la batteria lasciata a caricare e faccio colazione sulla panca in pietra di fianco alla spiaggia. Mi raggiunge di buon’ora Nadia. Mentre sistemo l’attrezzatura la vedo più volte china a raccogliere qualcosa tra la sabbia. Quando ha finito mi si avvicina e lascia cadere nelle mie mani le conchiglie che ha appena raccolto per me. Un gesto dolcissimo che mi emoziona e mi rattrista allo stesso tempo. Rimaniamo a chiacchierare mentre finisco di caricare il kayak. Sono gli ultimi minuti insieme e le sue parole tradiscono quel pizzico di mestizia che precede il congedo. Quando è tutto pronto, poco prima di mettere in acqua il kayak, Nadia mi fa qualche foto. [...]


L’abbraccio con affetto e poi parto.


Inizio la navigazione con il carico d’acqua già fatto e con un delizioso panino al prosciutto. Ho persino una mozzarella che taglierò al momento e metterò nel panino. Prua a sud, percorrendo l’ultimo tratto di Maddalena ancora inesplorato. Mare liscio come l’olio e goduria dei sensi all’ennesima potenza. I pescetti che mi saltano davanti alla prua e i cormorani accovacciati sugli scogli sono i miei compagni inseparabili. Supero Baia Trinita, tagliandola da punta a punta, e faccio la stessa cosa con l’insenatura successiva. Verso le 10:30 mi fermo sulla prima spiaggetta che scorgo. Appena sbarcato, mi raggiunge un signore canuto dal volto sorridente che mi chiede da dove arrivi. Parliamo un po’ del mio viaggio e mi confida di averlo sempre voluto fare e di aver addirittura regalato al figlio un kayak gonfiabile per farlo appassionare alla disciplina. Mi rivolge delle parole piene di stima e di entusiasmo per la mia avventura. Silvio è affabile e gentile, mi domanda su tutto e con gli occhi pieni di gioia mi regala persino una bottiglietta d’acqua e un barattolino di pesche al vino che aveva portato con se in spiaggia. Prima che io riparta mi confida di essere un docente di chirurgia plastica in un ateneo romano e, vedendo la punta del mio naso tutta bruciacchiata, mi consiglia di proteggerla con crema solare a protezione totale! Lo ringrazio del dono e della piacevole compagnia e scatto una foto ricordo per immortalare l’incontro.


Con la gioia nel cuore proseguo e dopo aver doppiato Punta Testiccioli, inverto la rotta e mi addentro nella parte nord della baia, fermandomi a Cala Carlotto, proprio di fronte a Cala Francese. Dopo 10 minuti riparto e scendo ancora fino a superare Punta Tegge. Qui vedo una ampia spiaggia affollata di bagnanti e decido di fare l’ultima sosta prima di lasciare definitivamente l’isola. E’ arrivato il momento del panino. Il tempo si ferma. Ci siamo solo io e la mozzarella: la scarto, la affetto e la ripongo delicatamente nel panino a far compagnia al prosciutto. Quando il tempo riprende a scorrere il panino è scomparso e io mi ritrovo improvvisamente in mezzo alla gente. Ma la cosa più incredibile deve ancora accadere: incontro per la terza volta la stessa signora che ho incontrato la prima volta nel lido dove ho aspettato più di un’ora per bere un goccio d’acqua e la seconda volta a Cala Lunga sull’isola di Razzòli. Ce la ridiamo di brutto e facciamo una foto ricordo per immortalare quello che probabilmente sarà il nostro ultimo incontro.


Dopo aver fatto fare un giro sul kayak ai due figlioletti riparto. Attraverso il porto di Maddalena


e dirigo la prua verso Caprera. Si alza un po’ di vento e la traversata diventa abbastanza faticosa. Mi fermo sulla prima spiaggetta di Caprera che incontro.


Il tempo inizia a cambiare e le nuvole all’orizzonte non promettono niente di buono.


Quando riprendo il mare, percorro il tratto, ancora inesplorato, che va da Stagnali a Punta Fico. Prima di abbandonare definitivamente l’arcipelago faccio un’ultima sosta in una spiaggetta deserta dove raccolgo le forze per affrontare la traversata fino a Capo d’Orso. Il cielo è plumbeo ed il Levante teso solleva le creste delle onde fino a romperle. Minaccia anche di piovere. Programmo la direzione sul GPS e inizio la traversata.


La mancanza del timone sul kayak si fa sentire. Sono costretto a pagaiare quasi esclusivamente con un braccio per via del vento al giardinetto. Quando raggiungo il faro di Capo d’Orso il mare è davvero incazzato e il kayak viene sballottato a destra e a sinistra dalle onde di rimbalzo sugli scogli. Decido di allontanarmi un po’ dalla costa. Sul GPS scorgo l’icona di un campeggio nella baia successiva e decido di fermarmi proprio sulla spiaggia antistante. 


Quando tocco terra sono esausto. Appena sbarcato, mi raggiunge un omone dall’accento nostrano. E’ Domenico, barese, in vacanza con la moglie. 


Come si intuisce già dalla foto…è simpaticissimo ed è felice di aver incontrato un pugliese come lui! Mi sembra di conoscerlo da una vita! Dopo una lunghissima chiacchierata mi allontano e mi rifocillo un po’ con panino e birra che compro nel chioschetto sulla spiaggia. Quando ritorno al kayak, Domenico mi si riavvicina e passiamo un altro po’ di tempo chiacchierando amabilmente. Amo le persone come lui, genuine, generose e simpatiche. Dopo un’oretta mi ha già dato 2 litri d’acqua e una birra gelata!!!! Provo a rifiutare ma ci rimane male. Intanto il vento è scaduto e posso dunque ripartire senza difficoltà. Quando Domenico mi invita addirittura a cena sono dispiaciutissimo nel rifiutare. A malincuore vedo sfumare una cena deliziosa che prevedeva perfino l’arrosto!! Prima della partenza ci facciamo una foto ricordo.


Mentre metto in acqua il kayak Domenico mi si para davanti e dice: “mè Marco vafangul!!! Rimani, dove devi andare?”. Gli dispiace veramente che non rimanga. Lo abbraccio forte con la promessa di rivederci in Puglia e riparto.  Il mare all’uscita della baia purtroppo è ancora mosso. Taglio il Golfo di Arzachena da punta a punta e arrivo, ormai al tramonto, a Baia Sardinia. E’ la stessa spiaggia su cui approdai il 5 Agosto. Ho l’occasione più unica che rara di prelevare soldi da un bancomat, data la vicinanza del centro abitato. Prendo la palla al balzo e, dopo aver chiesto ad una ragazza di dare un occhio al kayak, mi incammino per la città raggiungendo in centro il bancomat più vicino. Ragazze bellissime, vestite di tutto punto mi vengono incontro lungo il percorso e mi rammarico di non poter rimanere un altro giorno. Dopo aver prelevato, ritorno in spiaggia e trovo due ragazzi intenti a portare in riva un pedalò pieno d’acqua. Mentre li aiuto parliamo un po’ e faccio amicizia con Costantino, sardo di Nuoro. Quando vanno via tutti mi invita a mangiare una pizza con lui al ristorante vicino sulla spiaggia. Accetto con piacere. Trascorrerò una bella serata in sua compagnia tra una Ichnusa ed un mirto.


La serata volge al termine e Costa (si fa chiamare così) mi da una mano a montare la tenda. Ci diamo appuntamento al mattino presto quando ritornerà in spiaggia per aprire il chiosco di noleggio natanti dove lavora. Ho percorso 27 km. Sono stanchissimo. Mi addormento pensando che è stata una giornata fantastica, ricca di incontri e di emozioni. Di quelle che non scorderò mai.


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