Giro della Corsica in kayak - 30 LUGLIO - ROBINSON CRUSOE



Mi sveglio intirizzito dal freddo. Durante la notte la temperatura è scesa vertiginosamente e ho battuto i denti dal freddo. Mi sono rannicchiato in posizione fetale per non disperdere calore ma è servito a poco. Il sacco a pelo estivo, l’unico che ho portato, è assolutamente inadeguato a temperature così basse. Se capiterà ancora una notte così gelida dovrò fare in modo di avere il telo asciutto in tenda a portata di mano per usarlo come coperta. E’ l’unica soluzione praticabile. [...]
Fuori albeggia. Il cielo è grigio ed il mare ancora incazzato. Decido di recuperare il sonno perso per il freddo continuando a dormire ancora un po’. Quando mi sveglio pioviggina. Gli arbusti sopra la tenda sono un buon riparo. Mentre faccio colazione vengo avvolto da un nuvolo di zanzare e sono costretto a cospargermi gambe e viso col repellente. Riusciranno comunque a pungermi.
In spiaggia ci sono solo io. Dopo aver finito la colazione chiudo la tenda e mi incammino verso il campeggio. Vado in bagno per recuperare un aspetto più umano e poi al bar per riprendere la batteria che ho lasciato a caricare tutta la notte.
Quando ritorno in spiaggia ho già le idee chiare; nonostante le condizioni meteo proibitive, decido di lasciare Plage de Saleccia e raggiungere Plage de Trave, distante solo pochi km. La vicinanza del campeggio è una comodità non da poco ma non mi va di passare un'altra notte nello stesso posto. Alle 11:15 salpo. Man mano che avanzo la costa si fa più bassa e mi espone al forte vento proveniente dal quadrante nord-occidentale. Avanzo a fatica tra onde altissime e un vento teso e costante che non mi dà tregua. Quando intravedo Plage de Trave mi preparo allo sbarco cercando il tempo giusto per atterrare senza essere travolto dai frangenti.


La prua tocca terra alle 12:15. Mi guardo attorno: ci sono solo io. 


La spiaggia è desolata e stupenda. Ricoperta di sabbia fine e bianca. Disseminata di canne e legnetti portati qui dal mare. 


Più dietro, vicino alla macchia, la spiaggia diventa un tappeto di piccole piante dalle foglie acuminate, impossibile da calpestare a piedi nudi. 


Completato il giro perlustrativo, ritorno al kayak e decido di parcheggiarlo vicino ad una curiosa costruzione di rami e canne intrecciate. 


La utilizzo subito per asciugare il telo da mare e la maglietta di lycra.


Più tardi la utilizzerò per appendere il pannello solare e ricaricare le batterie fino al tramonto.


La sensazione è quella di ritrovarsi naufrago su un’isola deserta senza possibilità di fuga. E devo dire che mi piace un sacco! Durante il pomeriggio vedrò qualche raro viandante fermarsi in spiaggia, dopo aver percorso un sentiero sterrato poco distante, e ripartire scomparendo nella macchia. L’idea di condividere la mia isola deserta con qualcuno non mi piace affatto. Per un giorno voglio essere Robinson Crusoe, senza nessuno tra le palle. Per tutto il pomeriggio percorro la spiaggia in lungo e in largo cercando di intuire gli scorci più scenografici da fotografare quando il sole sarà poco sopra l’orizzonte. Nel frattempo faccio qualche foto di riscaldamento in vista dell’appuntamento col tramonto.

 

Col sole a pochi gradi sull’orizzonte la spiaggia cambia aspetto e si veste di colori caldi e intensi. 


Aspetto il momento giusto, con l’onda che impatta lo scoglio e proietta l’ombra dello spruzzo verso di me. Fotografo così il più bel tramonto visto in Corsica. 


Quando cala la sera, tiro il kayak fin dietro la spiaggia, a ridosso della macchia, per passare la notte al riparo dal vento. C’è tempo per fare un ultimo scatto. 


Sento degli strani rumori provenire dal sentiero dietro di me. Quando mi giro vedo una mucca, stupita quanto me di non essere sola.  


Basta uno sguardo a entrambi per capire che nessuno vuol fare del male all’altro.
E’ la mia terza notte nel Deserto delle Agriate. Chiudo gli occhi pensando che probabilmente sarà l’ultima; domani il tempo dovrebbe migliorare. Mi dispiace lasciarlo, nonostante mi abbia fermato qui per quasi tre giorni. Probabilmente, penso, lo ha fatto solo per mostrarmi la sua intima e selvaggia bellezza.


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