Giro della Corsica in kayak - 31 LUGLIO - PASSAGGIO PER ILE ROUSSE



Quando esco dalla tenda mi accoglie finalmente una bella giornata! [...]


La mattinata scivola veloce. Ci siamo solo io ed un gabbiano. Non vedo più la mucca. Dopo due ore dal risveglio sono in acqua.


Prima però sono costretto a sostituire il filo di nylon che sostiene lo skeg, tranciato di netto dopo l’atterraggio violento del giorno prima. Purtroppo l’esiguo diametro (0.40mm) fa sì che il filo si spezzi facilmente nei punti in cui sfrega tra skeg e scafo. Non posso farci nulla, non ho un filo più spesso; dovrò comprarlo in un negozio di pesca nel porto più vicino.
Inizio la navigazione con pochissimo vento ma con una divertente (almeno per ora) onda lunga.


Godo all’inverosimile mentre alla mia sinistra sfilano paesaggi di rara, bucolica bellezza. In poche ore percorro le stessa miglia che ho percorso nei due giorni precedenti. Man mano che avanzo, l’onda lunga diventa sempre più insidiosa,



rompendosi persino in prossimità di scogli sommersi. Devo stare quindi attento ad individuarli con sufficiente anticipo per modificare in tempo la rotta. Dopo tre ore di navigazione mi lascio alle spalle il Deserto delle Agriate e mi avvicino alla famosa Plage de Ostriconi.


Decido di atterrare in surf sulle onde lunghe che si frangono a riva.


Mi fermerò solo un quarto d’ora. Alla ripartenza il mare è ancora più grosso e vengo colpito da un’onda enorme che mi strappa la sacca stagna dagli elastici sulla coperta dietro il pozzetto. Me ne accorgerò dopo un po’ e dovrò tornare indietro per cercarla. Fortunatamente l’ha presa un bagnante che ora, vedendomi, mi raggiunge a nuoto e me la restituisce.
Continuo la navigazione costeggiando lo spiaggione di Lozari


e dirigendo poi la prua verso la famosissima località turistica di Ile Rousse.


Sembra di essere alla Terza Spiaggia di Golfo Aranci in Sardegna!!! L’acqua è meravigliosa: turchese e trasparentissima. La spiaggia di fronte a me è zeppa di asciugamani e ombrelloni. Atterro e tiro in secco il kayak in un minuscolo corridoio di spiaggia libera.


Lo spettacolo è incredibile! Ile Rousse ha la fama di essere uno dei più bei posti della Corsica. Ora capisco il perché! Alla mia sinistra c’è il porto e più avanti l’Isola Rossa, collegata a questo tramite un istmo di terra.

  

E’ ora di pranzo e la fame, nonostante i prezzi proibitivi, mi spinge ad entrare in un ristorante proprio sulla spiaggia, a poche decine di metri dal kayak. Quando entro mi accorgo che è tutto pieno e la gente, a differenza mia, è vestita di tutto punto. Affianco, noto un baretto che fa anche i panini e decido così di accontentarmi di un panino all’odore di pollo a soli 6,50€!!  Finito il panino, mi faccio indicare il più vicino supermercato e lo raggiungo a piedi attraverso i bellissimi vicoli della cittadina corsa. Lungo la strada mi fermo a comprare un secondo panino (con pollo vero stavolta!). Saccheggio poi il supermercato di ogni genere alimentare commestibile da un italiano e mi dirigo, carico di buste, verso il porto, dove spero di trovare un negozio di pesca aperto. Non lo troverò.
E’ passata già mezz’ora da quando ho lasciato il kayak; quindi ritorno in spiaggia per sistemare nei gavoni i viveri appena comprati. Tutto quello che non entra nel kayak lo mangio all’istante, sotto gli sguardi allibiti dei vicini. Tra questi, un signore svizzero che mi fa ogni sorta di domanda sul mio viaggio. Intenerito dalle condizioni in cui ho scelto di trascorrere le vacanze, mi regala un altro picchetto, ovvero una canna di bambù uguale alle altre legate sulla coperta del kayak. Un gesto bello e semplice che ho apprezzato tantissimo!
Quando riparto mi accorgo che si è rotto un’altra volta il filo di nylon che mantiene lo skeg e sono quindi costretto a sostituirlo per l’ennesima volta prima di ripartire in direzione del molo. La maledizione dello skeg è iniziata il secondo giorno del trekking e ancora mi perseguita! Giro attorno all’Isola Rossa


 e scopro con mia grossa sorpresa di avere un forte vento contrario.


La velocità di avanzamento è troppo bassa e decido di atterrare sulla più vicina spiaggia per aspettare che cessino almeno le forti raffiche di vento. Sono sulla Spiaggia di Ghjunchitu: un ammasso di alghe in putrefazione dall’odore nauseabondo. Ci rimango giusto un po’. Risostituisco per la terza volta il filo di nylon dello skeg e prendo il largo in un mare al limite della navigabilità. Mi dimeno per qualche miglio tra onde altissime e vento teso. Stanchissimo, riesco a girare punta Vallitoni e scendere fino allo spiaggione di Algajola. Il problema dello sbarco con onda lo risolvo alla kamikaze! Faccio un atterraggio di fortuna a cavallo di un enorme frangente che mi trascina a riva con violenza esagerata. Esco dal pozzetto stordito e tiro velocemente il kayak in secco.


Sono le 19. Per oggi ne ho avuto abbastanza. Ceno col filoncino e lo svizzero comprati ad Ile Rousse


e mi godo, tra un morso e l’altro, il bellissimo tramonto. 


All’imbrunire monto la tenda e crollo per la stanchezza. Che giornata!

1 commenti so far

cos'è quel tubone giallo e blu che tieni legato a prua?


EmoticonEmoticon