Giro della Corsica in kayak - 3 AGOSTO - USCITA DALLA SCANDOLA



Mi sveglio come un cencio. La schiena è a pezzi dopo le 10 ore di pagaiata di ieri. Ho dormito poco e male. Dagli yacht ormeggiati non sono mai cessati gli schiamazzi. I ristoranti si sono spenti solo a notte inoltrata. Nel bel mezzo del sonno vengo svegliato da alcuni cani che iniziano ad abbaiare. Uno in particolare è a due passi dalla tenda e fa un casino infernale. Conto fino a 10, poi, mi faccio forza ed esco per allontanarlo. E’ una bestia gigantesca! Quando gli grido “Za, via!” non mi guarda nemmeno. Sconfitto, ritorno dentro e con pazienza aspetto che finisca di abbaiare per riaddormentarmi.[...]
Di svegli ci siamo io e due vacche nere al pascolo.


Mi guardo attorno e noto subito uno stupendo pontile dove fare colazione.


Bevo una tazza di caffè sospeso sul mare. Vedo i pescetti sotto di me banchettare con le briciole dei biscotti. Tutto intorno tace. E’ un momento di felicità che sento scorrere fuori e dentro di me. Non lo scorderò.
La luce del sole illumina il percorso fatto la sera prima nel buio pesto col kayak, guidato solo dalle mappe satellitari. Una follia ben riuscita!


Mi arrampico sui vicoli che portano alla parte alta di Girolata e mi godo il panorama. Quando riscendo vedo alcune persone vicino ad un ristorantino. Mi ci infilo dentro per usufruire del bagno. Un asino mi fiuta incuriosito.


Quando esco scopro di chi sono quei kayak parcheggiati sulla stessa spiaggetta dove ho dormito io.


Un ragazzo con due lunghe baguette sotto il braccio mi dice di appartenere ad un gruppo di sette kayaker con bambini al seguito diretti a Porto. C’è addirittura un kayak gonfiabile. Li avverto che le forti raffiche di vento potrebbero causargli non pochi problemi per giungere senza pericolo fino a destinazione. Ma il tipo è fiducioso, mi dice che ce la faranno, nonostante tutto. Gli chiedo dove abbia preso il pane e mi indica un negozietto poco distante. Uscirò anch’io con due lunghe baguette sotto il braccio. A malincuore, proprio mentre riprende vita, lascio Girolata, famosa per essere uno dei pochi luoghi della Corsica raggiungibile solo via mare. Mi attende una giornata di pagaiata ricca di nuove emozioni. Non voglio farle attendere. Esco dal golfo e doppio Capo Senino.

 

Nel Golfo di Porto sosto prima su Plage de Gradelle, una bella spiaggia di ciotoli


e poi sulla Plage de Bussaglia.  


Qui mi rifocillo con la classica accoppiata panino e birra. Sono vicinissimo a Porto e sta soffiando un vento che può portarmi fuori dal golfo in men che non si dica. Riparto. La costa alta e rocciosa mi nasconde alla vista Porto


ma dietro l’ultimo gruppo di scogli che mi separa da essa, intravedo la bellissima torre genovese, simbolo della città.


Vista da vicino è davvero suggestiva.


Alla mia sinistra scorre il lungo spiaggione di Porto. Non mi fermo e decido di proseguire uscendo dal golfo. Purtroppo il vento è girato ancora una volta e me lo ritrovo implacabile ad ore 12. Dopo 3 miglia di strenua lotta sono esausto e riparo in una graziosa spiaggetta con sabbia grossa di granito, superaffollata di bagnanti. E’ la spiaggia della Ficajola.



Aspetterò per una mezz’oretta una possibile scaduta di vento ma la sorte non è dalla mia parte. Sono costretto a ripartire con lo stesso vento e lo stesso mare. L’immenso Golfo di Porto non mi vuole lasciar andare. Appena riparto, incontro un tipo con uno strano kayak a pedali che si sbraccia per salutarmi.


Il tratto di costa che attraverso è uno dei più belli visti sull’isola!



La costa è disseminata di bizzarre formazioni rocciose chiamate Calanche. Sono patrimonio dell’Unesco dal 1983.


Finalmente esco dal Golfo doppiando Capo Rosso. Trovo un vento ancora più teso e un mare con un’onda lunga davvero insidiosa sotto costa.


Sono le 19 e la programmata sosta sulla Plage d’Arone


non posso farla perché i frangenti sono altissimi e rischierei di danneggiare il kayak nell’atterraggio. Mi attacco ad una boa e consulto le mappe satellitari per individuare un possibile approdo in sicurezza. C’è a qualche miglio, nell’Anse de Chiuni, una spiaggia rientrata e riparata che dovrebbe fare al caso mio. Mi stacco dalla boa e riparto. Tutta la costa è battuta da un’onda lunga martellante che la flagella a colpi di frangenti schiumosi.


All’entrata dell’insenatura incontro alcuni kayakers a cui chiedo le condizioni del mare sulla spiaggia in fondo. Mi rassicurano dicendomi che non batte l’onda lunga e che è possibile atterrare in sicurezza. Percorro il tratto che mi separa dalla spiaggia senza più l’ansia che ho provato fino a quel momento. Atterro in una zona caratterizzata dalla presenza di acque stagnanti. Preferisco spostarmi di un centinaio di metri trainando a mano il kayak in acqua bassa. Quando riatterro vengo circondato da un nuvolo di zanzare. Mi cospargo di Autan e mi infilo felpa e pantaloni lunghi. Ho percorso 43km che insieme ai 58 del giorno prima fanno una stanchezza incredibile! C’è giusto il tempo per cucinare una polenta con salsiccia e formaggio e per montare la tenda. Crollo appena tocco il cuscino.


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