Giro della Corsica in kayak - 7 AGOSTO - IN BALIA DELLE BOCCHE



“Sul bel Danubio blu” di Strauss parte alle 5:40. In pochi secondi sono fuori dalla tenda, curiosissimo di guardare il posto dove sono atterrato ieri sera. Alla mia destra c’è un tappeto di kayak spiaggiati e, poco oltre, alcuni sacchiletto dove dormono i compagni naufraghi dell’ultima disavventura. [...]


Alla mia sinistra, nascosto da alcuni cespugli, c’è quello che mi sembra essere il capo spedizione, Mister “sure!”, 


in versione “karate kid”. Fa sempre piacere sapere che c’è qualcuno più pazzo di te! Forse è la prima volta, da quando sono partito, che mi sento normale. Terminati i suoi esercizi di joga, ci salutiamo. Si presenta come Francois ed è effettivamente il capo spedizione dei kayakers. Sta facendo un multiday trip lungo la costa occidentale della Corsica. Non è la prima volta che fa giri lunghi, ha anche effettuato il periplo dell’Islanda. Uno tosto insomma! Mi chiede del mio viaggio e dopo le risposte in inglese maccheronico che gli do, si congeda facendomi un in bocca al lupo per il buon proseguimento del trekking.
Dietro di me il faro di Capo Senetosa, arrugginito e malconcio. Proprio come me, dopo i 58km di ieri. 


Parto con la colazione, affamato per la misera cena con due tranci di pizza di ieri sera. A stomaco pieno mi riesce tutto meglio; metto a posto l’attrezzatura e alle 7:30 sono nel mio elemento naturale: l’acqua. Il mare è calmo 


e ne approfitto per sgranchirmi la schiena con una pagaiata lenta e bassa. Doppio Capo Zivia


e taglio il Golfo di  Murtoli e quello di Roccapina.


Durante la mattinata sono molto attento nel riconoscere sulle spiagge qualsiasi struttura che assomigli ad un chiosco o ad uno snack bar. Ho molta fame, già da subito, e va via via aumentando con l’approssimarsi dell’ora di pranzo. Verso mezzogiorno ho proprio i crampi allo stomaco e quando arrivo nell’Anse Fornello, mi ci infilo dentro alla ricerca di cibo. Atterro prima su una spiaggetta laterale. Ci sono solo ombrelloni. Un signore mi riaccende la speranza dicendomi che sulla spiaggia in fondo alla baia, Plage de Monacia, c’è un tipo col camioncino che fa i panini. Riparto con la bavetta, che non è una leggera brezza d’aria fresca, ma è proprio l’acquolina residua , quella che non riesci a trattenere e che ti inumidisce le labbra. Riatterro sull’altra spiaggia e seguendo delle indicazioni ed un percorso transennato con paletti in legno, mi ritrovo di fronte il camioncino. Bianco sporco, fumante. 


Mi avvicino e l’odore è quello tipico del “panino alla kitemurt” sul lungomare di Bari. Quando ritorno al kayak ho 4 panini, due nello stomaco e due nella busta. Questi ultimi per la cena. Scott mi sta aspettando per godersi la mia reazione nel vedere la bionda sdraiata affianco a lui. 


Non mi si fila nemmeno di striscio ma non fa niente; mi ringalluzzisce quel tanto che basta a farmi rimanere lì mezz’ora ancora. Registro il diario audio della mattinata con intercalari lunghi e sospirati. Dopo un po’ si alza (la bionda) e si allontana. Ridivento lucido abbastanza per pensare al tragitto da fare nel pomeriggio. Ho percorso una ventina di km e per arrivare a Bonifacio ne occorrono almeno altrettanti. Il vento si è fatto teso e la navigazione non scorrerà più tranquilla come nel mattino. Riparto a malincuore, lasciandomi quel ben di Dio a poppa, ed esco dall’Anse Fornello. Faccio un bel po’ di strada. Salto le insenature successive perchè simili alle precedenti. Proseguo con un vento che diventa sempre più forte. Viene da ovest, è un ponente che mi spinge al giardinetto dalla fiancata destra. Ottimo per arrivare senza troppa fatica nel Golfo di Ventilegne, subito prima di Capo di Feno. Quando ci arrivo, fermo il kayak sulla minuscola spiaggia di un isolotto, l’isola di Tonnara, a 200m dalla costa.


Lo attraverso a piedi per vedere la situazione del mare lungo la costa che percorrerò.

 

Fino a Capo di Feno non avrò più il ponente al giardinetto ma al traverso. Questo renderà la navigazione molto più delicata. Da Capo di Feno in poi navigherò, praticamente col vento in poppa, nelle temibili Bocche di Bonifacio, famose per i forti venti e le forti correnti che le attraversano. Se sarò bravo riuscirò ad arrivare a Bonifacio e subito dopo troverò un posto per fermarmi.
Quando riparto, il vento si è ulteriormente alzato e le raffiche sono diventate più violente. Le onde impattano sulla fiancata destra e mettono in crisi la stabilità primaria del kayak, nonostante sia più stabile perchè carico di attrezzatura. Stringo i denti fino a Capo di Feno, affrontando raffiche talmente forti che gli unici ad uscire in mare sono i kite-surf. 


Quando giro il capo, il mare come al solito è cambiato. In peggio. Le onde sono alte quanto me ed il vento è così teso che vengo spinto a 3 nodi senza pagaiare. Uso la pagaia soprattutto per correggere e per appoggiare. All’inizio la cosa è divertente poi pian piano comincia a far paura. Non posso navigare troppo vicino alla costa perché le onde di rimbalzo, in questa situazione, sono pericolose. Mi tengo più o meno a 300m dalla costa.
Nel frattempo mi viene incontro lo spettacolo magnifico delle falesie, che appaiono e scompaiono dietro le onde. Mi viene la pella d’oca dall’emozione. Sto per passare dalla costa ovest alla costa est della Corsica.


Ogni volta che tiro fuori la fotocamera per scattare, devo lasciare la pagaia e rimango in balìa delle onde. Sudo freddo ogni volta che lo faccio. Ogni scatto in queste condizioni è un gesto ai limiti dell’azzardo. Ma non posso non fotografare Bonifacio, la vertiginosa città costruita sulle falesie calcaree e la sua costa bianco accecante.
 
 


Cerco con lo sguardo un possibile sbarco lungo la costa ma non ve n’è. Inizio ad avere paura. Sembra un vicolo senza uscita. Posso solo seguire la corrente. Sento ripetutamente le onde alzare la poppa del kayak e spingerlo a surfare in avanti. Non posso permetterlo, è troppo pericoloso. Metto la pagaia in acqua per rallentare il kayak e impedire il surfing. Quando arrivo di fronte all’ingresso del porto sono quasi tentato dall’entrare ma il traffico di motonavi e barconi turistici in entrata e uscita mi fa subito cambiare idea. Schizzano a velocità folli e creano onde altissime. Viaggiano come se ci fossero solo loro in mare. Mi sento un puntino insignificante. Sono costretto ad avanzare, sono in balìa delle bocche e posso solo assecondare l’immensa forza che mi trascina. Non posso più scattare foto. Tutte le mie energie sono concentrate sull’equilibrio. Le mie gambe, ancora una volta in questo lungo trekking, tremano. Non è passato nemmeno un giorno dalla disavventura di Capo Senetosa, che mi ritrovo in una situazione ancora più pericolosa. Comincio a disperare di farcela, quando tutto a un tratto, dietro un grosso scoglio, vedo apparire magicamente una spiaggetta. Sopra di essa, ancora una volta, un grosso faro che la sovrasta.


Non credo ai miei occhi. E’ proprio una spiaggia! Giro il kayak con tutte le forze che ho e vengo investito a sinistra da raffiche potentissime che a momenti non mi ribaltano. Mi ricordano la tromba d'aria all’entrata del porto di Monopoli, che, due mesi fa, fece ribaltare ben due kayak su cinque. Il kayak percorre barcollando i 300m fino a riva e atterra, con una sonora insabbiata, sull’agognato lido. 


Per festeggiare mi immergo in acqua con cappello, occhiali e paraspruzzi. Assaporo la quiete che regna sotto la superficie. Per qualche istante non voglio uscire più.
Col vento così forte non è possibile cucinare e cascano a fagiolo i panini preparati alla Plage de Monacia. Mentre li divoro seduto sul telo, 


osservo, basito, il via vai di imbarcazioni della Capitaneria di Porto di Bonifacio che soccorrono i natanti in panne nello stretto. Il vento è così forte che alza la sabbia della spiaggia, nonostante sia riparata dal ponente. Il turbinio del vento è incessante, intervallato solo da raffiche ancora più forti. 



Al tramonto cala un po’ il vento e la spiaggia diventa più silenziosa. 


Di fronte a me la famosa “nave di roccia” in uno scenario da cartolina.


Si intravede la costa della Sardegna con l’Arcipelago della Maddalena, dove sono stato l’anno passato. I due trekking si uniscono qui, nel punto di minor distanza. Il faro sopra di me, il faro di Capo Pertusato, 


segna il punto più vicino all’Italia della costa corsa. Prende anche la wind e ne approfitto per una lunga chiacchierata telefonica con mio fratello. Quando inizia a fare buio, ho già preparato la tenda con largo anticipo, mettendo dei grossi sassi sui picchetti in canna di bambù.


Così non dovrebbe volare. Nonostante siano calate le raffiche il vento è ancora fortissimo. Per una mezzora buona, durante il montaggio, ho lottato col telo della tenda che svolazzava come un fazzoletto. Se mi fosse scappato di mano, lo avrei recuperato a Civitavecchia. Domani le previsioni portano vento forza 2-3 ma non c’è da fidarsi dopo che hanno cannato completamente sul ponente di oggi. Non voglio nutrire false speranze. Domattina mi alzerò e vedrò.
Il rumore nella tenda è assordante ma non sarà un problema addormentarsi dopo una giornata del genere.


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