Giro della Corsica in kayak - 8 AGOSTO - PASSAGGIO A LEVANTE



Quando mi sveglio il vento si è ormai calmato e io sono solo in spiaggia. Faccio colazione con la vista imponente della nave di roccia di fronte a me. La guardo per tutto il tempo cercando di intuire l’angolazione giusta per fotografarla. E’ in ombra e la foto non renderebbe giustizia alla bellezza di questo scorcio. Man mano che passa il tempo il sole si alza e inizia ad illuminarla dal basso verso l’alto. Prolungo le operazioni preliminari alla partenza lasciandomi come ultima cosa da fare lo scatto a cui sto pensando da quando mi sono alzato. Quando il sole la illumina tutta sono le 7:30 e posso finalmente fotografarla.[...]


Soddisfatto del risultato, prendo il largo. 


Direzione est, fino al punto di minor distanza della costa dall’isola di Cavallo. Un vento da ovest rende briosa la navigazione e mi ricorda il ponente impetuoso di ieri, che ha seminato scompiglio tra le imbarcazioni che navigavano nelle bocche e mi ha fatto vivere indimenticabili attimi di panico. Quando raggiungo il punto prestabilito, 


inizio subito la traversata. Passo per l’Isola Piana e poi raggiungo l’Isola di Cavallo; ribattezzata subito “Isola di Cavalli”, per le lussuose ville sparse lungo la sua costa.




Mi fermo a Cala Greco. Un posto splendido, con sabbia finissima e mare trasparente.


Riparto, faccio un mezzo giro dell’isola e punto a Lavezzi. Il mare è già cambiato. 


La chiglia solleva spruzzi d’acqua spinti da un vento che oscilla tra il libeccio e il maestrale. Inizia ad assomigliare sempre più al ponente imbestialito di ieri. Navigo con somma cautela fino ad arrivare a Lavezzi. Imbocco un corridoio tra scogli di granito grigio levigato, in tutto e per tutto simili a quelli della penisola di Giardinelli, a Maddalena. D'altronde mi trovo sul suolo corso più vicino alla Sardegna.



Atterro su una spiaggetta affollata di bagnanti. Non c’è più il sole e la permanenza in spiaggia dura quanto basta a placare la fame con quel che mi rimane da mangiare: un mezzo panino condito col sugo pronto.


Mi sfilano sotto gli occhi panini enormi tra le mani di bambini panzuti rimpinzati di cibo dalle mamme. Simpatici! Quando riparto ed esco dal corridoio, il mare, sferzato dal vento ancora più teso, fa paura. 


Intimorito e preoccupato di rimanere bloccato dal vento sull’isola in caso di rinforzo, rinuncio al giro di Lavezzi e ritorno all’Isola di Cavallo, affrontando un ventaccio al mascone. Durante la traversata il vento gira ancora e me lo ritrovo a poppa fino all’incontro con la costa. Esausto, mi fermo su una spiaggia meravigliosa.



Controllo le mappe satellitari alla ricerca di eventuali approdi e ne trovo in abundantiam. Rassicurato dalla scoperta, mi rimetto in navigazione, con il vento al giardinetto che mi spinge.


Decido di saltare il Golfo di Santa Manza, la Baia di Rondinara e Porto Novo. Infine entro nel Golfo di Santa Giulia per atterrare sulla spiaggetta più vicina al centro abitato. L’intenzione è quella di fare cambusa in un supermercato. La spiaggia è gremita di gente e fatico non poco a trovare uno spazietto in cui fare entrare il kayak. Chiedo scusa in inglese a dei ragazzi a cui ho insabbiato gli asciugamani e loro mi rispondono in italiano. Facciamo subito amicizia e ne approfitto per chiedergli del supermercato. Mi dicono che è a poche centinaia di metri, apre alle 16. Alle 16:05 lascio il kayak con l’attrezzatura stivata ed il pannello solare esposto sul copripozzetto. Dopo poco ritorno, carico a ciuccio, con mezzo market nelle buste, sotto gli sguardi increduli dei ragazzi italiani. “Non vorrai mica mettere tutta quella roba nel kayak?!” mi dicono. Dopo un quarto d’ora di sudori e imprechi silenziosi, gli dimostro che era proprio quello che volevo fare. Ce n’è per tutti e riesco anche ad offrirgli delle cioccolate. Dopo la foto di rito, 


riparto alla volta di Porto Vecchio. La costa si fa via via più bassa e le rocce a picco sul mare lasciano il posto a declivi sabbiosi.




Durante il tragitto costiero vengo frenato dal vento, che è cambiato per l’ennesima volta. Decido così, dopo 47km percorsi, di fermarmi in una spiaggetta, subito prima dell’ingresso nel Golfo di Porto Vecchio. Il nome sulla mappa è Punta Chiappa. E fin qui nulla di strano. Vengo accompagnato nell’ultimo tratto da un trimarano a pedali con due uomini a bordo, che sembrano puntare anche loro alla stessa spiaggia. 



Mi diverto ad accelerare il ritmo di pagaiata per stargli dietro e addirittura arrivo primo alla spiaggia. 


Quando atterro e mi giro per guardarli li vedo in piedi, nudi. Cioè sono vestiti sopra ma non sotto. Seduti sul trimarano sembravano vestiti ovviamente. Durante l’alaggio del kayak, inciampo su una pietra e mentre mi rimetto in piedi, vedo una sagoma che mi si avvicina chiedendomi se avessi bisogno di una mano. E’ un uomo, tutto nudo questo. Gentilmente rifiuto…Capisco di essere finito in un campeggio di nudisti. Poco male mi dico, ci saranno anche le donne. Per tutta la serata, durante la cena e il montaggio della tenda, la mia presenza attira l’attenzione delle persone con le tende nelle piazzole più vicine al mare. Sfileranno davanti a me sul bagnasciuga per curiosare, tutti rigorosamente nudi, tutti uomini. Nessuna donna. Capita l’antifona, mi faccio passare la mezza voglia di fare un giretto nel campeggio e inizio a pensare seriamente a come trascorrere la nottata in sicurezza. Quando chiudo meticolosamente la tenda mi viene in mente la frase di Checco nel film “Cado dalle nubi” che dice: “famm stà tranquill pur a me”. Mi addormento ridendo.

1 commenti so far

qui mi sa che l'hai proprio scampata bella!


EmoticonEmoticon