Grecia Ionica in kayak - 21 LUGLIO - LO SBARCO SFIGATO


La mattina del 20 luglio trascorre frenetica tra i preparativi per la partenza. Controllo per l’ultima volta tutta l’attrezzatura e le scorte di viveri da imbarcare e scatto la classica foto prima del trekking.[...]


L’appuntamento col traghetto è nel porto di Bari, sotto il sole cocente delle 15. Alle 12 sono già li. Scarico il kayak dall’auto, lo posiziono sul carrello e inizio ad ingavonare tutto. Dopo aver ritirato il biglietto ritorno al kayak e mi appropinquo al gate. Dovrò aspettare oltre un’ora per imbarcarmi.


Per fortuna un addetto all’imbarco mi fa il piacere di farmi passare qualche minuto prima in modo da evitare la calca sul molo fino al traghetto. Il kayak avanza stentato barcollando un po’ a destra e un po’ a sinistra. Do un’occhiata al carrello e noto che le ruote si deformano sotto il peso del kayak. Mi accorgo solo in questo momento di aver dimenticato di testare il carrello con il kayak carico. Mi sarei accorto in tempo che le ruote rigide in plastica non sono fatte per reggere un kayak pieno di attrezzatura. Ogni anno il carrello è la mia spina nel fianco! L’anno scorso in Corsica le ruote gonfiabili reggevano il peso ma le trovavo puntualmente sgonfie o forate. Quest’anno le ruote rigide hanno il problema opposto.
A parte questo inconveniente l’imbarco procede liscio e alla fine sistemo il kayak a ridosso del portellone di ingresso.


Porto su tutto l’occorrente per il viaggio e mi accampo vicino ad un tavolino con poltrone.


Alle prime ore del mattino seguente il traghetto è arrivato a Corfù e mentre è fermo in porto, scatto qualche foto al sole che sorge sul mare dietro l’isolotto di Vido.


A fine mattinata sbarco finalmente a Sami.


Quando scendo nel garage


trovo il kayak legato alla men peggio con delle corde per impedirne lo spostamento durante la navigazione. Dopo averlo liberato dalle corde, la doccia fredda: una ruota del carrello si è spaccata! Cominciamo bene! Sono costretto a chiedere la mano di qualcuno per sollevarlo e portarlo fuori.


Una volta sulla banchina del porto, mi darà una mano a trasportare il kayak, un motociclista di nome Renato. Ha la moto in panne. Io darò una spinta alla sua moto e lui darà un’alzata al mio kayak. I 200m fino alla spiaggetta del porto li facciamo 20m alla volta. Dopo 100m si uniranno a noi altri due ragazzi e saremo in quattro a sollevare il kayak. Finalmente raggiungiamo la spiaggetta. Nel ringraziarli scopro che i due ragazzi sono di Terlizzi e stanno per iniziare un giro in barca a vela attorno a Cefalonia. Saluto Renato e i due miei conterranei e inizio i preparativi per la partenza sotto un sole caldissimo.


Dopo la pausa pranzo con gyros e birra,


posso finalmente prendere il largo. Mi sistemo nel kayak, faccio le prime pagaiate e a pochi metri dalla riva aziono la levetta dello skeg per tirarlo leggermente fuori. Qualcosa non va: la leva dopo uno scatto iniziale va a vuoto. Ritorno a riva e constàto ahimè che la guaina plastica in cui scorre il cavo d’acciaio dello skeg si è aperta. L’anno passato, dopo il trekking in Corsica, fui costretto a sostituire tutto lo skeg con il cavo d’acciaio. Il vecchio cavo era talmente distrutto e sfilacciato che per tirarlo via dovetti tagliare la guaina plastica per far uscire i fili d’acciaio intrappolati all’interno. Dopo l’infilaggio del nuovo cavo unii i due capi con del nastro americano. Evidentemente, col caldo nel garage del traghetto, il nastro si deve essere staccato e la guaina si è aperta lasciando fuoriuscire il cavo d’acciaio. Che sfiga tremenda! Sono costretto a svuotare il gavone posteriore e a cercare di riparare la guaina. Purtroppo il primo tentativo non va a buon fine. Decido di fermarmi allora sulla prima spiaggetta con un po’ d’ombra che trovo. Fermo il kayak su uno scivolo per barche, sotto l’ombra di un folto albero.


Risvuoto il gavone ancora una volta e blocco i due capi della guaina con nastro americano e fascette di plastica. Questa volta tiene. Posso così prendere il largo e iniziare finalmente questo (almeno per ora) sfigatissimo trekking.  Percorro 7-8km cercando di rilassarmi più che posso. Mi fermo sulla spiaggia di Agia Effimia.


Riparto dopo una mezz’oretta e, ormai rilassato, mi godo la passeggiata con leggera brezza al mascone e la visione di tratti di costa bellissimi, antipasto al trekking che verrà.



Uscito dal Golfo di Sami, la costa si fa più alta e selvaggia.



Sulla vegetazione sovrastante non è difficile vedere qualche capra al pascolo.


Questa giornata fisicamente e psicologicamente molto impegnativa volge al termine e inizio a sentire la stanchezza della lunga trasferta.


Decido di fermarmi su una graziosa spiaggetta di ciottoli, attratto dalla presenza e dal verso di numerose capre. “Almeno sto in compagnia” mi dico.  Una in particolare è incuriosita dalla mia presenza. Mi passa e ripassa davanti.


Allestisco il campo


e mi cucino uno spaghetto al pesto.


E’ molto caldo e umido. Monto la tenda senza il telo impermeabile per godermi lo spettacolo di un cielo superbamente stellato. Registro il diario della giornata e passo la prima notte del trekking sulla spiaggia di Giagana.


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