Grecia Ionica in kayak - 22 LUGLIO - DOPPIA TRAVERSATA


Come in Corsica, Sul Bel Danubio Blu parte alle 6 in punto. Mi alzo di buon umore e molto affamato. Imbandisco la “tavola” per la colazione [...]


e mi godo tra un sorso di caffè e l’altro un’alba straordinaria.


Durante i preparativi per la partenza, assisto al miracolo della moltiplicazione delle capre! 



Ce ne sono di tutti i colori: bianche, nere e marroni. Salgono sugli scogli a riva per brucare nella macchia retrostante e - non ci volevo credere – per bere acqua di mare!


Parto con un mare liscio come l’olio. 


Alle 8 fa già caldissimo. Immergo i polsi durante la pagaiata per sentire la temperatura dell’acqua e approfittare dell’eventuale presenza di correnti d’acqua fredda per immergerci gli avambracci dentro.
L’obiettivo della mattinata è quello di risalire lungo la costa est di Cefalonia fino a trovare il punto più comodo per l’attraversamento del canale che la divide da Itaca. Lo trovo in corrispondenza di un isolotto posto a circa 1km dalla costa di Cefalonia. Mi fermo sulla vicina spiaggia. Faccio una breve sosta e,  dopo aver scrutato le condizioni del mare nel canale, tiro dritto puntando l’isolotto.


Affianco all’unica casa, sventola orgogliosa la bandiera greca. 


Poco oltre inizio a sentire un vento incipiente proveniente dalla mia destra. Passano pochi minuti e le raffiche di vento sono talmente forti da inclinare pericolosamente il kayak e da costringermi quindi a girarlo in direzione del vento. Sono in mare aperto e la paura fa 90. La mia schiena si trasforma in vela e fa avanzare il kayak ad una velocità impressionante, senza bisogno di pagaiare. Quando calano un po’ le raffiche trovo il coraggio di girare il kayak. Avanzo timoroso, stentato, con le gambe tremanti, fino ad incontrare finalmente la costa di Itaca. 


La paura si trasforma in estasi quando navigo lungo i primi tratti di costa.

  

Giro la punta nord-ovest di Itaca 


ed entro in Afales Bay, fermandomi poco dopo su una graziosa spiaggia di ciottoli per la pausa pranzo. 


Una tettoia è proprio quello che ci vuole per ripararmi dal solleone.


Un’intera famiglia di gente del posto mi da il benvenuto e mi offre anche dell’acqua fresca. Mentre chiacchiero con loro, giro lo sguardo verso il kayak e lo vedo in mare alla deriva. Corro come un forsennato a piedi nudi sui ciottoli per tuffarmi in mare a recuperarlo. Il gavone posteriore è semiallagato ma per fortuna il pannello solare non si è bagnato. Effettivamente lo avevo fermato troppo vicino alla riva e sarà bastata un’onda più grande per trascinarlo con la risacca.


Tiro un sospiro di sollievo e mi do da fare a svuotare il gavone per asciugarlo. Completata la faticosa operazione sotto un sole cocente, decido che è giunta l’ora di ripartire. Dalle mappe satellitari si vedono ampie spiagge di sabbia bianchissima poco più avanti. Riparto e nonostante ho lo skeg bloccato, decido di non tornare indietro. Mi avvicino alla prima spiaggia che incontro.


Uno yacht di notevoli dimensioni è a guardia di un autentico paradiso.


Atterro e fotografo con tutto quello che ho a disposizione.





Poi prendo maschera e tubo e mi immergo a fare snorkeling con la GoPro.



A malincuore, dopo oltre un’ora, lascio questa spiaggia da sogno. Mi attende l’ultima e più difficile traversata: quella da Itaca a Meganisi. 16km in cui, conoscendo l’imprevedibilità meteo del posto, può succedere di tutto. Alla mia destra scorrono lunghi spiaggioni infestati di turisti sbarcati dalle motonavi.


Giro la punta nord-est di Itaca e mi preparo alla traversata, riparando su una spiaggia e rifocillandomi con acqua e barrette energetiche. 10 minuti di sosta e poi riparto. Di fronte a me la sagoma lantana di Arkoudi che si avvicina man mano che avanzo.


Punto dritto al costone di roccia a strapiombo sul mare.




In un’ora abbondante di pagaiata mezza traversata è fatta. Ora conviene raggiungere l’unica spiaggia di Arkoudi per bere e guardare sulle mappe satellitari un comodo approdo su Meganisi. Le sorprese sono sempre dietro l’angolo: la spiaggia è un immondezzaio 


e non c’è connessione dati! Vago col cellulare in mano per tutta la spiaggia ma non riesco a prendere nemmeno una tacca. Che fregatura! Dopo una mezz’oretta mi arrendo. Mi rimetto nel kayak e prendo il largo. “Una spiaggetta, una spiaggetta, la troverò” mi dico. 
Il mare è liscio come l’olio.


Davanti a me la sagoma di Meganisi. Tutto fila liscio. Mi preoccupa solo una striscia bianca che vedo sulla superfice del mare di fronte a me. La noto ormai da un po’ di tempo e non so bene cosa sia.  Piano piano si avvicina. Uno strano  fruscio mi ronza alle orecchie ed è sempre più forte. Inizio a preoccuparmi e penso di tutto. Nel giro di qualche minuto vengo investito da un muro di vento e onde in direzione contraria alla mia. Se lo avessi al traverso sarei già in acqua. Posso solo pagaiare più forte che posso. La prua del kayak si inabissa ripetutamente. Blocco bene la cartina geografica sotto gli elastici del paraspruzzi e decido di proseguire. Gli schizzi d’acqua mi fanno serrare gli occhi e mi confondono la vista. Meganisi è ancora lontana. Il tempo si ferma. Dopo un’ora sto ancora pagaiando. Le gambe mi tremano. Dietro di me il sole sta quasi sparendo. Mi aggrappo alla speranza di trovare una spiaggia proprio di fronte a me. Quando raggiungo l’isolotto alla mia destra, mi accorgo che il vento proviene proprio dal corridoio di mare che lo separa  da Meganisi. Una specie di tunnel del vento naturale. Il tempo scorre ma io non me ne accorgo. Dopo due ore di pagaiata contro un vento incessante sono esausto. Mi stropiccio gli occhi per liberarli dalla salsedine e vedere meglio l’eventuale sagoma di qualche spiaggia. Ne scorgo una ma non sono proprio sicuro che sia una spiaggia. Solo quando mi avvicino ancora posso finalmente tirare un sospiro di sollievo: la vedo!



Sono ormai fuori dal tunnel del vento e posso girarmi per scattare una foto al sole calante.


Ho avuto davvero paura ma adesso sono davvero felice! Questa veloce alternanza di emozioni intense e opposte è la vera essenza del trekking in kayak. Atterro sul desolato e ciottoloso lido


e penso subito a recuperare con un lauto pasto le tante energie perse. 250gr di spaghetti al pesto potranno sicuramente bastare. A pancia piena il tempo scorre diversamente. Nella tenda, ancora una volta senza telo, ripenso alle due incredibili traversate di oggi e detto il diario della giornata. Poi crollo sfinito dalla stanchezza.


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