Grecia Ionica in kayak - 30 LUGLIO - IL MAGICO GOLFO DI MYRTOS


Ho passato la notte più bagnata che ricordi. Ho sudato così tanto da bagnare qualsiasi cosa a contatto col mio corpo: maglietta, pantaloncini, materassino, sacco a pelo e cuscino gonfiabile. L’arrivo dell’alba e l’uscita dalla tenda li vivo come una liberazione. [...]
Mi trovo su una spiaggia rivolta ad ovest e dietro di me ci sono montagne molto alte. Mi posso scordare tranquillamente di rivedere il sole e di provare quella bellissima sensazione di calore che donano i primi raggi di sole all’alba. La tenda è ricoperta di goccioline d’acqua formatesi per l’alta umidità notturna. E’ tutto bagnato, dentro e fuori la tenda. Le mie condizioni fisiche, ancora precarie per l’influenza, sono aggravate dalla situazione in cui mi trovo ora e non mi permettono di godere a pieno del nuovo giorno. Il mio umore, solitamente buono a primo mattino, è decisamente cattivo. Consumo il rito della colazione pensando a quando rincontrerò il sole. Ripiego la tenda ancora bagnata e comprimo nelle sacche stagne tutti gli indumenti umidi della notte. Non c’è tempo per asciugarli e, soprattutto, non c’è il sole per farlo. Provvederò all’asciugatura durante la sosta lunga di mezzogiorno. Rimetto il costume e la maglia di lycra, anche quelli bagnati, e alle 7:50 posso già entrare in acqua a rincorrere il mio adorato sole.


Lo ritrovo dopo 6km, sulla spiaggia di Assos. 



Fermo il kayak e rimango una mezz’oretta seduto su degli scalini in cemento a guardare il mare mentre il sole mi investe in pieno. 


La seduta solare è rigenerante!
Giro il promontorio che delimita a sud la baia di Assos 


e riprendo a navigare in un mare blu cobalto.


Man mano che mi avvicino alla famosa spiaggia di Myrtos, sono sempre più frequenti gli ampi squarci nei costoni rocciosi calcarei a picco sul mare.



E’ quasi mezzogiorno e il desiato sole è talmente caldo da arroventare me ed il kayak. Come si dice: il troppo storpia! A nulla valgono le cappellate d’acqua in testa. L’acqua è un brodino tiepido attorno ai 30°C. Urge immediatamente una sosta. Decido di fermarmi sullo spiaggione di Myrtos, pieno zeppo di gente. 


L’alaggio non è dei più semplici, per via del bagnasciuga ripido e dei grossi ciottoli. Mi faccio venire due ernie per tirare il kayak sulla spiaggia. Bestemmio in silenzio i pettoruti bagnanti attorno a me, tutti occhiali da sole e cremine. Nonostante i ripetuti e vistosi tentativi di tirare in secco il kayak, nessuno si muove di un solo cm per darmi una mano. Alla fine ce la faccio da solo. Stremato, mi sdraio vicino al kayak, giusto il tempo di riprendere le forze


e vado poi a saccheggiare di birre e panini il lontano chiosco dietro la spiaggia.


Sono molto deluso dalla famosa spiaggia di Myrtos, considerata addirittura la spiaggia più famosa di Cefalonia. Il mare è torbido e non ha niente a che vedere con quello della costa solo poco più a nord. Come al solito, la massiccia presenza umana fa sempre la differenza, in negativo ovviamente. Levo le tende dopo un’oretta, quando il pannello solare ha ormai finito di caricare le batterie. Mi attende un divertentissimo scivolo in acqua. Mi chiudo col paraspruzzi nel pozzetto e mi lascio scivolare lungo il ripido bagnasciuga sotto gli sguardi incuriositi dei bagnanti. Mi do una leggera spinta con le mani fino a spostare quel tanto che basta il baricentro del kayak sulla rampa. Quando la prua si inclina verso il basso parto ad una velocità incredibile e il kayak finisce quasi interamente sott’acqua.  Riparto contento come un bambino dopo un giro sui cavallucci e inizio a pagaiare verso la punta sud della baia. Dopo poco mi viene incontro una costa da urlo 


e di fronte alla visione idilliaca della spiaggia di Kiriaki, non posso far altro che fermarmi e fotografare.





Prendo maschera e boccaglio e mi immergo in un’acqua cristallina. Altro che spiaggia di Myrtos!





Purtroppo il tempo è tiranno e devo ripartire da una spiaggia su cui vorrei trascorrere il resto dei miei giorni. La navigazione nel golfo di Myrtos è un’estasi continua. Il colore del mare ed il suo riflesso celeste sulla bianca costa calcarea sono a dir poco spettacolari.

  


Entro in alcune splendide grotte, godendo della frescura al loro interno.



Dopo un paio d’ore e una decina di km percorsi, mi lascio alle spalle il magico golfo di Myrtos e giro capo Atheras. Trovo ad attendermi mare grosso e vento teso da nord. Decido di non entrare nella baia di Atheras per non dover combattere col vento all’uscita dello stesso. E’ una scelta difficile poiché sono stanco e assetato. Mi faccio coraggio sperando di trovare una spiaggia su cui atterrare poco più avanti. Navigando oltre, scorgo un litorale molto stretto su cui è possibile l’atterraggio. Mi avvicino prudente e noto che i frangenti a riva sono a caduta, per via della spiaggia che scende ripida nel mare. Mi lascio trascinare da un’onda per infilare la prua del kayak nel bagnasciuga. Mentre sto uscendo dal kayak, la risacca mi riallontana dalla battigia e quasi mi capovolge. I frangenti mettono di traverso lo scafo e devo fare una fatica enorme per raddrizzarlo e tirarlo in secco poi. Rimango giusto il tempo di riposarmi un po’, bere e mangiare qualcosa. La ripartenza si preannuncia ancor più difficile dell’atterraggio. Per paura di drammatiche conseguenze, infilo nel pozzetto tutto quello che ho sulla coperta. Le onde picchiano duro e sono costretto a chiudermi nel pozzetto col kayak ancora in secco. Avanzo spingendo con le mani ma, non appena la prua viene raggiunta dalle prime onde, il kayak si mette di traverso e vengo colpito violentemente dai frangenti. Non senza difficoltà, spingendo per un paio di minuti con la pagaia infilata nella sabbia, riesco a raddrizzare il kayak e a prendere il largo nel momento in cui vengo sollevato da un’onda. Questo tipo di ripartenza su spiagge di sabbia a grana grossa espone sovente al rischio di bloccare lo skeg, per via dello strisciamento dello scafo a poppa. E infatti quando riparto ho lo skeg bloccato e così me lo devo tenere fino al prossimo atterraggio. Per 9 lunghi km pagaierò in un mare formato con onde alte più di un metro. 


Quando il sole sta ormai scomparendo all’orizzonte, io sono ancora in acqua.


All’imbrunire, atterro su una spiaggia desolata, superando le stesse difficolta avute con la precedente. Mi accorgo di essere senz’acqua e decido di bere l’ultimo litro rimasto nella sacca stagna piuttosto che utilizzarlo per cucinare la pasta. Stanco e affamato, non posso far altro che montare la tenda e sperare che domattina il mare non si ingrossi ancora perché avrei, se no, guai seri alla ripartenza e rimarrei pericolosamente un altro giorno senz’acqua. Se si aggiunge il fatto che non c’è connessione internet il quadro diventa abbastanza drammatico. Con questi pensieri mi addormento nella solitudine più totale. 


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