Grecia Ionica in kayak - 2 AGOSTO - RAFFICHETTE FORZA 6


Mi alzo circondato da pareti ciclopiche. Sono stupefatto e allo stesso tempo intimorito dal luogo in cui mi trovo. Ripenso a tutto quello che mi è capitato ieri e mi auguro di trascorrere una giornata meno ricca di “sorprese”. [...]
Alle 7:30 sono in acqua. Una volta uscito dalla piccola baia, mi accorgo che non tira un alito di vento. 


Decido di rimanere sotto costa per non perdere il sollievo dell’ombra. La baia successiva è abbastanza profonda, quindi tiro dritto per tagliarla interamente. Sento un venticello gradevolissimo provenire da terra che non mi fa sentire la mancanza dell’ombra sotto costa. Man mano che avanzo, il vento alla mia sinistra aumenta e di fronte a me vedo chiarissimi i segni delle raffiche sulla superficie del mare. Dopo pochi secondi il kayak viene scosso da raffiche fortissime al traverso. Nonostante la proverbiale stabilità dello Scott, sento lo scafo inclinarsi pericolosamente. Non ho altra scelta se non quella di mettermi il vento a prua, virando a sinistra di 90°; alzo lo skeg e affondo 3-4 potenti pagaiate circolari fino a girare il kayak. Quasi non ci credo: sono passato da calma piatta a bufera con raffiche forza 6! Pagaio con tutta la forza che ho e, ciononostante, il kayak è quasi fermo. Avanzo a fatica, con gli spruzzi d’acqua che mi investono in pieno il viso.


La costa dista oltre 1km e quasi perdo la speranza di raggiungerla. Se girassi il kayak di 180° volerei a 4 nodi senza pagaiare ma verrei spazzato via verso il mare aperto. Non lo voglio assolutamente! Quindi mi gioco l’unica carta che ho: raggiungere la costa e ripararmici sotto. Pagaio in una dimensione senza tempo. Quando raggiungo la costa è passata 1 ora ma a me sono sembrati 10 minuti. Il vento scende violentissimo dall’alto e nonostante sia quasi attaccato alle rocce, mi investe comunque. Provo a girare il kayak per raggiungere la parete rocciosa più a sud e a momenti non mi ribalto. A quel punto faccio dietro front per trovare un riparo lungo il fianco nord della baia. Quando scorgo l’ingresso di una grotta non credo ai miei occhi. MI ci infilo dentro senza esitazione. Il vento non mi fischia più nelle orecchie e l’acqua è cheta. A pochi metri da me c’è l’inferno di acqua e vento. Ce l’ho fatta!  Decido di rimanere in grotta fino a che le condizioni non mi permetteranno di uscire in sicurezza. Passerò 1 ora nella grotta a guardare i pesciolini che passano sotto il kayak e a scrutare l’orizzonte prima di veder calare le terribili raffiche. Regolo lo sfasamento delle pale della pagaia a 90° per avere il minor impatto del vento su di essa. A quel punto prendo coraggio e metto la prua fuori della grotta. Quasi mi sdraio sul kayak per non far vela col corpo e pagaio bassissimo. Le raffiche sono calate ma si tratta pur sempre di raffiche a 20 nodi! Avanzo col vento al traverso per una ventina di minuti, fino a quando esco dal tunnel e supero la punta sud della baia. Non c’è più traccia del vento che a momenti m’ammazzava! Riprendo a pagaiare con le gambe che ancora mi tremano e mi allontano velocemente. Mai visto niente del genere! 


Cerco di lasciarmi alle spalle questa brutta esperienza guardando e fotografando la bellissima costa.



Passa una mezz’oretta e vedo delle barche uscire da una baia: è Porto Limnionas. Atterro su una minuscola spiaggia.


Mi incammino su per la scalinata per raggiungere il bar e mi godo poi lo splendido panorama dall’alto, in compagnia di una birra e di un panino.


Ritorno in spiaggia e scambio due chiacchiere con una famiglia di italiani molto cordiali. Ho quasi finito i preparativi per la partenza quando una vespa mi entra nei boxer e mi punge sulla coscia. Per fortuna il pungiglione non è entrato completamente e riesco ad estrarlo subito. Diciamo che oggi è una giornata alquanto sfigata! Mi sembra di essere nel film “Final Destination” ! Con questi pensieri paranoici continuo la discesa lungo la bellissima costa ovest, visitando tutte le grotte e gli anfratti che incontro. 





Quando non ne posso proprio più del caldo asfissiante, decido di fermarmi su una minuscola spiaggetta, in parte ombreggiata. 


Per un’ora e mezza mangerò  e riposerò al fresco.
Sono alle porte di Capo Marathia, il punto più a sud di Zante e di tutto l’arcipelago ionico. Penso di fermarmi subito dopo. Riprendo il mare e mi godo gli ultimi chilometri della costa sud prima di entrare nel golfo di Laganas.


Mi vengono incontro parecchi barconi carichi di turisti, intenti a doppiare il capo e a risalire la costa ovest, presumibilmente fino alla spiaggia del Naviglio. Una volta doppiato il capo, riesco a vede finalmente l’isolotto di Marathonissi, famoso per la presenza costante sulle sue spiagge delle carretta carretta.


Dopo qualche passaggio radente ai litorali sabbiosi che incontro, mi fermo alla spiaggia di Keri alle 19.


Un ristorantino a pochi passi sarà la mia prossima meta. 


Mi siedo e ordino pizza alla diavola, doppia birra media e polpo alla brace. 


Mentre aspetto la pizza, registro un video dove racconto la disavventura che mi è capitata prima di Porto Limnionas.


Scompare la sindrome da “Final Destination” e ricompare il sorriso sul mio volto.


Fuori dal ristorantino c’è un un tipo simpatico che vende pannocchie arrosto.


Scambio due chiacchiere mentre me ne prepara una. Parla italiano e mi dice che suo fratello vive a Lecce da 7-8 anni e che si è laureato in filosofia in Italia.
Ritorno al kayak sgranocchiando la pannocchia e nel frattempo penso a dove mi convenga passare la notte. Certamente non sulla spiaggia dove sono sbarcato, perché è troppo vicina ai locali notturni del lungomare. Decido di ritornare poco più indietro per raggiungere uno stretto litorale, lontano abbastanza dalla movida notturna. Qui monterò la tenda e sprofonderò istantaneamente in un meritato sonno. La giornata appena trascorsa ha messo a dura prova la mia resistenza fisica e psicologica ma il trekking in kayak è anche questo.


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