Giro della Corsica in kayak - 28 LUGLIO - BLOCCATO NEL DESERTO



Un tranquillo risveglio mi permette di sbrigare le faccende mattutine con calma. Dopo aver preparato il kayak per la discesa in acqua, sono così rilassato e ottimista che decido di cimentarmi nella grande impresa a cui penso da giorni: la riparazione dello skeg; anche perché non ci sono persone in spiaggia e l’onda frangente sul litorale mi impedisce di farlo fuoriuscire da solo. Con la punta affilata di un attrezzo multiutensile che porto con me nel kayak, pratico un forellino nella parte centrale dello skeg e ci faccio passare un filo di nylon per la pesca. Il filo abbraccia la coda del kayak ed è collegato tramite una girella  ad un cordino che arriva fino al pozzetto. [...]


Con questo sistema dovrei riuscire in teoria, tirando il cordino, a provocare la fuoriuscita dello skeg. Emozionato e preoccupato allo stesso tempo per la buona riuscita dell’operazione mi accingo a fare la prima prova. Con mia grande sorpresa il sistema funziona davvero! Lo provo altre volte per sicurezza ma il risultato è sempre lo stesso: funziona! Contento come un bambino metto il kayak in acqua e parto alla volta di San Florent. 


Percorro il bellissimo tratto di costa fino a San Florent, dove la scogliera di scisto a picco sul mare degrada piano piano lasciando il posto a rocce calcaree di diverso colore.


Qualche bunker, residuo bellico della seconda guerra mondiale, è ancora visibile lungo la costa.


Capisco di essere vicino a San Florent quando vedo i primi villaggi turistici lungo la costa.


Subito prima del porto, vengo colpito dalle caratteristiche costruzioni sul mare della cittadina corsa,


dove per fare un tuffo in acqua è sufficiente buttarsi dalla finestra! Sono quasi le 10 quando arrivo al porto di San Florent.


La città mi appare in tutta la sua sfolgorante bellezza.


Dopo un rapido giro all’interno del porto, decido di volgere la prua verso la baia attigua. So di avere la famosissima Plage de Loto a portata di pagaia e non vedo l’ora di raggiungerla. Mi fermo sul lato ovest della baia, dove si trova il camping Acqua Dolce.


Tiro fuori il pannello solare per ricaricare le batterie e mi avventuro nell’interno per cercare un punto di ristoro. Nel bar del campeggio compro un panino e faccio rifornimento d’acqua. Al ritorno in spiaggia non credo ai miei occhi: il mare si è agitato all’inverosimile per un vento improvviso e violento. Con la stessa velocità con cui è apparso scompare però, permettendomi di ripartire dopo poco. Costeggio la baia e raggiungo il faro di Fornali.


Il mare è limpido e, dove il fondale è sabbioso, assume quel caratteristico colore turchese. 


La fine della baia è segnata dalla presenza di una bellissima e scenografica torre genovese mezza diroccata.


La supero e percorro tratti di costa meravigliosi. Il mare assume tutte le tonalità cromatiche, dal verde all’azzurro.




Quando mi giro rivedo Capo Corso, il dito della Corsica, che ho appena lasciato. Lo guardo con un pizzico di nostalgia; si erge in tutta la sua maestosa bellezza, incorniciato dal profilo alto e imponente delle catene montuose a picco sul mare.


Un rapido confronto della mia posizione sulla mappa del GPS e sulla cartina geografica mi dà vicinissimo alla spiaggia che fremo di conoscere da prima che partissi per questo folle tour: la Plage de Loto. Ed eccola avvicinarsi alla mia prua, con la sua candida e finissima sabbia. Il fondale basso mi accompagna dolcemente fino all’approdo. Il sole va e viene. Tra i bagnanti che mi guardano incuriositi, cerco la prospettiva migliore, aspetto il momento più propizio e la luce più intensa, per  scattare la foto che immortalerà per sempre, nei miei ricordi, la bellezza di questo angolo di paradiso. Eccola.


Devo ripartire, il tempo sta cambiando. Ho paura che ricomincino le raffiche che hanno spazzato la baia di San Florent durante il mio passaggio. Il vento da ovest è sempre più teso e cerco riparo sotto la costa alla mia sinistra. L’obiettivo è quello di girare Punta di Curza prima possibile. Non riesco a vedere le condizioni del mare oltre la punta. Devo arrivarci per rendermi conto che il vento mi impedisce addirittura di girare la prua del kayak. Non posso avanzare, è troppo pericoloso. Ritorno indietro e ripiego sulla più vicina spiaggia che trovo: un lembo di sabbia grossa e bianca su cui atterro percorrendo un improbabile corridoio tra le punte aguzze degli scogli affioranti. 


Controllo la mappa satellitare sullo smartphone e scopro di essere nel Deserto delle Agriate. Una distesa di arbusti bassi e fitti che si estendono a perdita d’occhio. Lascio il kayak riponendo tutta l’attrezzatura all’interno e chiudendolo poi col copripozzetto. L’intenzione è quella di allontanarmi un po’ per capire in che cavolo di posto mi trovi. Percorro un sentiero in terra battuta. Il lontano ronzio di un gruppo elettrogeno mi anticipa la presenza di un chiosco improvvisato nella macchia. E’ l’occasione buona per farsi un panino mi dico. Un panino nel deserto! E quando mi ricapita!? Me lo porta a passo svelto una ragazza. E’ scalza, ha i piedi neri della terra che calpesta ed un sorriso candido. Il tavolo dove siedo ha l’affaccio diretto sulla spiaggetta col kayak e la veduta panoramica su Capo Corso.  


Rimango a guardare il mare increspato con la speranza che il ponente cessi quanto prima. Le raffiche sono violente. Le fronde degli alberi si piegano sotto la spinta del vento. Rimarrò bloccato per tutto il pomeriggio. Alla fine desisto dall’idea di ripartire e mi preparo a passare la notte sul fazzoletto di spiaggia dove sono atterrato. Con i picchetti lillipuziani che ho sarà davvero difficile montare la tenda col vento. Devo trovare una soluzione. Mi viene l’idea di utilizzare delle canne di bambù come picchetti e di assicurarle sul fondo con delle grosse pietre. Il sistema funziona e riesco ad ancorare perfettamente la tenda a terra.


Il mare è a pochi passi e mi incute timore. Potrebbe raggiungere la tenda in caso di mareggiata. Ma la spiaggia è così piccola che non mi permette di allontanarmi di più. La notte si avvicina e non si preannuncia affatto tranquilla.


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