Giro della Corsica in kayak - 29 LUGLIO - 2° GIORNO NEL DESERTO



Il rumore della pioggia sulla tenda mi sveglia più volte durante la notte. Esco per controllare se sono ancora a distanza di sicurezza dal mare. Mi riaddormento ma il sonno non è mai tranquillo. Al mattino ancora piove. Rimango in tenda fino a quando spiove. Fa un freddo boia e tira vento. Devo coprirmi con tutto quello che ho. [...]
Intorno a me il silenzio più totale. Il chiosco è ancora chiuso. Non c’è nemmeno l’ombra di un essere umano. Inizio il rito della colazione che a sto punto, è l’unica nota positiva della giornata appena iniziata. Ormai sveglio, realizzo che l’unica cosa da fare assolutamente è spostarmi su una spiaggia più grande. Sulla mappa satellitare scorgo, a poche miglia, dietro la Punta di Curza, una spiaggia che fa al caso mio: la Plage de Saleccia. Nell’interno vi è un campeggio ma non so di preciso dove sia ubicato. Date le condizioni meteo non ho fretta. Il mare è al limite della navigabilità. Se riesco ad arrivare sarò davvero bravo, mi dico. Alle 10 sono in acqua. Ripercorro per la terza volta lo stesso tratto di mare sperando che questa sia la volta buona. Quando arrivo in punta vengo investito dalle stesse violente raffiche di ieri. Ricorro a continui appoggi con la pagaia per alzare e girare la prua del kayak. E’ un’impresa titanica. Alla fine ci riesco e mi ritrovo il vento in faccia. In pochi secondi sono completamente bagnato. Mi curvo in avanti per offrire meno resistenza al vento. Più volte rischio di farmi strappare la pagaia dalle mani. La vedo nera ed inizio ad aver paura. Davanti a me c’è un gruppo di scogli. Scelgo la strada più breve passando nel giardino di roccia a sinistra ma dopo pochi metri capisco subito che non c’è abbastanza fondo e rischio seriamente di incagliarmi. Sono costretto a fare una manovra di emergenza per ritornare indietro e girare gli scogli dall’altro lato. Proseguo e finalmente alla mia sinistra appare la lunghissima Plage de Saleccia. I frangenti sulla costa mi incutono timore e così scelgo di proseguire, quasi in attesa del coraggio di atterrare. Arrivo alla punta più lontana della spiaggia. Non posso più aspettare. Prendo coraggio e mi lancio in un mezzo surf che mi sbatte con violenza sulla riva. Esco rapidamente dal kayak e lo tiro in secco con tutte le forze. Ce l’ho fatta.
Passo la mattinata in spiaggia. Attorno a me pochissimi bagnanti, intirizziti dal freddo. Il cielo si fa grigio plumbeo


e alla fine viene anche a piovere. Nel primo pomeriggio mi cucino qualcosa al riparo nella macchia.


Lascio il kayak in custodia ad una famiglia italiana che ho conosciuto in spiaggia e mi dirigo verso il camping U Paradisu. Passo per un acquitrino maleodorante, percorro un sentiero sterrato, supero una radura con dei camper parcheggiati e arrivo all’ingresso del campeggio. Faccio finta di essere un campeggiatore e mi dirigo spedito verso i bagni.


Riempio la sacca d’acqua e mi faccio la barba.


Poi vado al bar e mi gusto una birra media alla spina. Metto a ricaricare le batterie stilo del GPS e ritorno in spiaggia. Alle 17:30 apre il market e puntuale ritornerò nel camping per acquistare frutta fresca, che non mangio da quando sono partito, e delle ricariche per il fornelletto a gas. Si alternano schiarite e rovesci. Alla fine un maestoso arcobaleno riempie la mia vista.


E’ il tramonto e non avendo nulla da fare, mi dedico alla fotografia. Cerco qualche bello scorcio da immortalare.



La spiaggia si svuota. Rimaniamo solo io e qualche gabbiano. Monto la tenda in un buco riparato sotto degli arbusti. 


Vengo assalito da nuvoli di zanzare che cercano di pungermi in ogni dove. Resisto. Mi distendo sul materassino per nulla stanco ma con una voglia incredibile di rialzarmi e ripartire di buon mattino. La media di km percorsi è davvero bassa. Di questo passo finirò il giro dell’isola in tempi biblici. Devo fare i conti col meteo però, che anche per domani non porta niente di buono. Vedremo.


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