Grecia Ionica in kayak - 31 LUGLIO - DISCESA VERSO PESSADA


Durante la notte il sibilo del vento ed il fragore delle onde a riva mi hanno svegliato più e più volte. Ho pensato al peggio e cioè che potessi rimanere bloccato senz'acqua per un altro giorno su questa spiaggia deserta. [...]
Al risveglio, il chiarore dell’alba ha cancellato i cattivi presagi della notte illuminando un giorno con mare navigabile e poco vento. Sono rasserenato dalla possibilità di ripartire subito e di poter fare una gran sorsata d’acqua senza più pensare a quanta me ne rimane. Faccio colazione (come al solito) con l’oki rimandando quella vera alla prima sosta. Perciò parto con gran lena, chiudendomi nel kayak, distante dal bagnasciuga, e avanzando con le sole mani.


L’onda lunga è diminuita ma è ancora difficile da bucare e mi obbliga a prendere le dovute precauzioni. Riparto senza troppi problemi, giro lo scoglio a sinistra e mi trovo di fronte una lunga spiaggia attrezzata di tutto punto. 


Cioè: stavo morendo di sete a pochi passi da una sorgente! Ci potevo arrivare anche a nuoto! La scenetta è davvero surreale. La prendo a ridere e atterro dopo la solita lotta con l’onda lunga. 


Prendo il portafogli e la sacca d’acqua striminzita e asciutta e mi allontano dal kayak. I primi passi verso il lido sono lenti e cadenzati. Vedo già la bottiglietta da mezzo litro d’acqua che si vuota mentre la sorseggio. La ragazza che mi serve al tavolo mi dice che il bar non è ancora aperto e che l’unica cosa che può portarmi è un frappè. Ordino una bottiglia d’acqua e un frappè al caffè. Nell'attesa mi faccio riempire anche la sacca d’acqua. Riparto soddisfatto e dissetato. Nella ripartenza si blocca lo skeg e devo dirottare su una spiaggetta riparata alla mia sinistra per poterlo sbloccare e ripartire. La discesa che mi aspetta è molto lunga e, stando alle mappe satellitari, senza alcuna possibilità di sosta. E’ una bella passeggiata, lungo una costa alta e variegata. 




Ho il sole alle spalle e cerco di pagaiare sempre all'ombra per il gran caldo che fa già a prima mattina.


Dopo qualche chilometro, vedo su una spiaggetta un tipo che si sbraccia per farsi notare. Mi avvicino per parlargli e noto subito il kayak e la pagaia che ha con sé. 


Mi dice che è inglese e sta girando Cefalonia in solitaria a bordo di un sit on top. E’ ancora più folle di me! Gli faccio un grosso in bocca al lupo e mi allontano. Per tutta la mattinata, ad ogni rinforzo di vento, penserò sicuramente a quel minuscolo kayak in balia delle onde.
Scivolo attorno alla penisola di Paliki, che assomiglia incredibilmente alla testa di un cefalopode. Dopo quasi tre ore di navigazione atterro su una graziosa spiaggetta di fine sabbia dorata, con alle spalle un ristorantino con tettoie di legno, ricoperte da foglie di palma secche.

  

Da quando sono partito, una decina di giorni fa, è la prima spiaggia di sabbia fine che incontro. Mi tolgo le scarpette in neoprene per riprovare la bellissima sensazione di calpestarla. La felicità, in trekking, è fatta di cosa semplici e normalmente scontate come bere un bicchier d’acqua e camminare a piedi nudi sulla sabbia.  Al riparo dal solleone, ordino birra, insalata greca, calamari fritti e birra.

  

Quando il pannello solare ha finito di caricare tutte le batterie, è ora di riprendere il largo, è ora di tagliare il profondo Golfo di Argostoli. 


A spingermi c’è un impetuoso ponente forza 4 che alza parecchie pecorelle. E’ un mare che, se si è in grado di cavalcarlo, ti spinge a 4-5 nodi senza alcuno sforzo. Tra correzioni e appoggi, divertendomi come un ragazzetto, arrivo in men che non si dica sulla sponda opposta del golfo. Qui c’è un lido, con annesso bar, che pompa musica da discoteca a tutto volume. Passo dal rumore del mare a quello assordante della disco. Preferivo il primo. Tra i bellimbusti e le graziose signorine al bagno sono sicuramente un po’ stonato, con la mia maglietta nera di lycra, il capello arruffato e la barba incolta. Ma con la mia bionda ghiacciata in mano, sono perfettamente a mio agio! Tra un sorso alla gustosa birra Alfa e un occhio alle mappe satellitari sul cellulare, decido di prendermela comoda perché l’arrivo a Pessada alle 18 è fuori della mia portata. Domani mattina c’è un comodo traghetto alle 8 e basterà sostare lì vicino per riuscire a prenderlo senza problemi. Mancano solo 8km a Pessada e in un paio d’ore di navigazione posso raggiungerla in scioltezza. Finisco la birra e ritorno al mio destriero, carico e di buon umore.


Prendo la via breve, passando tra gli scogli alla mia sinistra. Quando esco nel mare aperto, ritrovo il ponente al giardinetto che spinge ancora forte. Passo vicino alla pista di atterraggio dell’aeroporto di Argostoli e mi passano sulla testa numerosi aerei civili.


Oltrepasso il molo del Porto di Pelagia


e percorro l’ultimo tratto di costa prima di entrare nel Golfo di Lourdaton.


La passeggiata, sospinto dal ponente e col sole alle spalle, è deliziosa. Vedo la costa abbassarsi gradatamente,



per poi rialzarsi e diventare tufacea, all'ingresso del golfo.


Mentre mi avvicino a Pessada, sono protetto dal ponente e navigo sotto costa per evitare le raffiche in caduta dalla scogliera alla mia sinistra. Vedo per la prima volta una tartaruga caretta caretta che riemerge per ben tre volte col suo testone, prima di scomparire sott'acqua. Un’emozione unica! Prima di partire per la Grecia ho sempre pensato a questo incontro e ora è successo davvero. L’unico rammarico è quello di non essere riuscito a fotografarla. Ma sono certo che ce ne saranno altri di questi incontri. Ho ancora tante miglia da fare prima di completare il trekking. 
Poco prima di entrare nel porto di Pessada, vedo una spiaggia molto bella, che sarà perfetta per passarci la notte, rimanendo vicino al porto.


Entro nel porticciolo e vengo accolto da un paio di oche giulive, accovacciate sugli scogli.


Atterro sullo scivolo in cemento e salgo a piedi sul molo per chiedere del traghetto di domani. 


Dei tizi addetti al check-in prima dell’imbarco, mi confermano che partirà alle 8 in punto. Avuta l’informazione che cercavo, posso ritornare al kayak e raggiungere la spiaggia vista prima.


C’è una famiglia di italiani vicino a me, che mi guardano incuriositi mentre tiro fuori dai gavoni tutto l’occorrente per cucinare un caldo risottino. Prima di montare la tenda e crollarci dentro, immortalo con una foto la luna che sorge sul mare di fronte a me.


L’ultima cosa che vedo è un traghetto che attracca nel porticciolo di Pessada alla mia sinistra. Probabilmente è quello che  mi porterà domattina sull'isola di Zante.


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