Kayak trekking in Sardegna - 7 AGOSTO - LA PERLA SUDATA

 

Mi sveglio come al solito di buon mattino, tanto presto da dover attendere l’apertura del bar dove ormai ho appuntamento fisso con i cornetti. Ritorno in tenda e continuo la colazione con caffè e brioche. Finalmente lucido, decido di compiere il giro di Spargi, l’isola a ovest della Maddalena. GPS alla mano, calcolo la rotta e scopro che solo per arrivarci c’è bisogno di pagaiare per 8 km! Il mare è calmo. Faccio sponda prima a S. Stefano,



poi a Maddalena e dopo 1 ora e 20 minuti, grazie al mare calmo, sono a Spargi. Mi accoglie una caletta paradisiaca: cala Granara.  [...]



Mi immergo in un nanosecondo.



Tutt’attorno c’è un mare di quelli che ti vorresti portare a casa per sempre!



Le casette vicino alla riva



alimentano il pensiero latente di trasferirsi qui e vivere per sempre come nel film “Paradise”. Mancano le scimmie e la ragazza però! Desisto.
Lascio la spiaggia all’arrivo dei primi bagnanti



e decido per il giro orario dell’isola. Sbarco a Cala Soraya e per poco non mi escono gli occhi dalle orbite.





Proseguo ancora e incontro l’affollatissima Cala Corsara. I barconi scaricano centinaia di persone e il mio kayak quasi non trova posto sull’enorme spiaggia. Decido di fare una nuotata e porto con me la fotocamera per girare qualche video. Come immaginavo i pesci non hanno alcuna paura e si fanno avvicinare tranquillamente.


Quando torno a riva un’operatrice del parco mi invita a portar via dalla battigia il kayak perché dice che è vietato dal regolamento. Non voglio fare discussione e tiro in acqua il kayak. Però mi domando: io che arrivo a Spargi percorrendo 8 km con la sola forza delle braccia e per giunta senza inquinare non dovrei essere avvantaggiato rispetto a chi ci arriva in motonave inquinando?! E invece dove loro possono mettere l’asciugamano io non posso mettere il kayak. Niente di più assurdo!
Continuo il giro di Spargi.



Dopo una breve sosta a Cala Alga, risalgo il versante ovest fino a Cala Canniccio, a nord, dove arriverò intorno alle 13. Faccio l’ultima sosta a Cala Conneri.



Lo spettacolo è sublime. Sembra di essere ai Caraibi. Non voglio andar via. Mi sono innamorato di quest’isola, piccola e preziosa. La perla dell’arcipelago! Guardo il mare e cambio subito idea; un levante teso proviene proprio da Maddalena. Conoscendo le abitudini del vento nell’arcipelago, so che aumenterà per tutto il pomeriggio per poi calare al tramonto.
Saluto quest’isola meravigliosa con la promessa di ritornarci per passarci almeno una notte. Poche pagaiate e mi rendo conto che il vento è più forte di quel che pensassi. La passeggiata dell’andata è solo un ricordo. Mi tocca pagaiare con tutte le forze per raggiungere un nodo e mezzo di velocità. Nonostante gli spruzzi d’acqua sul viso, lo sguardo è attento a prevedere il movimento delle onde più grandi. Alcune volte però non posso evitare che un’onda mi allaghi il pozzetto e mi rallenti ulteriormente. Quando arrivo a Maddalena sono esausto, ho l’affanno, i muscoli delle braccia pieni di acido lattico e le mani doloranti.

 

Il vento sotto costa è meno intenso ma non appena mi affaccio sulla baia di Cala Francese vengo spazzato via da alcune folate violentissime. Decido di fermarmi quanto prima. Lo faccio alla baia successiva dopo aver bruciato le ultime energie che mi rimangono. Sono le 15 quando approdo su una spiaggetta sotto lo sguardo incuriosito dei presenti. Mi sdraio per terra per rialzarmi un’ora dopo. Non appena il vento cala un po’ e cessano le folate, riparto e percorro in scioltezza i 4 km che mi separano dal campeggio. Una volta dentro, come un robot eseguirò le seguenti azioni: doccia, spesa, 250gr di carbonara, pescanoce e alle 20:30, mentre gli altri campeggiatori si preparano per uscire, io vado a letto. Il diario della giornata lo scriverò domani. Tanto chi se la scorda!


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