Giro della Corsica in kayak - 26 LUGLIO - IL GIORNO DEL GIUDIZIO



Alle 6 in punto parte “Sul bel Danubio blu” di Strauss. Tutto l’inverno a pensare alla sveglia più adatta per il trekking e adesso, sta suonando davvero. Le astronavi di “2001: Odissea nello Spazio” danzano nella mia testa. E’ chiaro: sto ancora dormendo! Passano 10 minuti fino a quando mi sveglio fisicamente. Esco dalla tenda [...]


e mi preparo alla prima colazione, intesa proprio come prima colazione del trekking. Inizio a ragionare dopo aver fatto il primo sorso alla tazza di caffè. Preparo il latte in polvere nel pentolino. Cacao, cascata di cereali e frutta secca. Non dimentico nulla, nemmeno le proteine in polvere. Una lavata ai denti e rimetto tutto nel kayak. Il tuffo rigenerante prima di tirare il kayak in acqua e si parte. Purtroppo la giornata è uggiosa.


Lo scirocco però è piacevole. Inizio subito a giocare con le onde. Alla mia sinistra le rocce di scisto sono davvero bellissime.


Arrivo, giocando giocando, a Porticciolo.


Un paesino sormontato da una torre di avvistamento genovese mezza diroccata, dove sventola la bandiera corsa;


Di un bianco e nero che, da lontano, ricorda un po’ la bandiera dei pirati. Più avanti capisco che le costruzioni sul mare che ho incontrato ieri non sono affatto un’eccezione in Corsica...


Con questa casa si saranno spinti un po’ oltre... Di tanto in tanto il sole  fa capolino tra le nuvole. 

Faccio un giretto nel porticciolo di Santa Severa.


Mi incuriosisce un baretto all’aperto con copertura in fico. 

 
Bello! Proseguendo, intravedo a riva una moto d’acqua semi-distrutta che galleggia tra le alghe.

Mah... Alle 10:30 supero il braccio del porto di Macinaggio

e fermo il kayak sullo spiaggione vicino.

Mi raggiungono dei signori con cui mi intrattengo per un po’ rispondendo a tutte le loro domande sul kayak. Gli chiedo se in paese c’è un supermercato (supermarché dicono loro) vicino e mi indicano la strada per arrivarci. Lungo la strada sento un odore paradisiaco di pane appena sfornato. Dopo un minuto di orologio esco dal panificio con due baguette lunghissime. Nel supermarchè faccio incetta di formaggi e salumi per comporre quel panino che il mio cervello sta immaginando, in preda a convulsioni da fame, dal momento in cui ho messo le baguette sotto il braccio. Quando ritorno in spiaggia può iniziare il banchetto.

A pancia piena proprio non mi va di pagaiare e ripartirò solo un paio d’ore più tardi. Nel frattempo il vento è girato e il cielo minaccia addirittura pioggia. 

Ho sbagliato ad interrompere la navigazione con vento favorevole per così tanto tempo e vengo ulteriormente punito con un cambio di vento sfavorevole e con un peggioramento delle condizioni meteo. Imparo la lezione ma intanto mi tocca pagaiare e anche in fretta se voglio girare Capo Corso.
Non tolgo gli occhi dal cielo per parecchio tempo, fino a quando, fortunatamente,  i nembostrati non si allontanano.
Poco più in là scorgo l’isola di Finocchiarola 

e decido di fare un giretto da quelle parti. Finocchiarola, insieme alle altre due isolette vicine, fa parte di una riserva naturale protetta. Se mi giro a destra vedo nuvolacce cariche di pioggia, se mi giro a sinistra vedo il cielo sgombro.


Significa che la perturbazione, spinta dal maestrale, si sta allontanando. Il sereno-variabile mi accompagnerà fino a Torre S. Maria,

dove mi fermo per ammirarla da vicino.

Riparto e navigo in un mare turchese che delizia la mia vista.
Atterro, poco più avanti, su Cala Francese. Quando cerco di ripartire dalla battigia sento uno strano rumore proveniente dalla parte posteriore del kayak. Alle prime pagaiate mi accorgo che qualcosa non va: il kayak è troppo manovrabile per avere lo skeg fuoriuscito. Riatterro sulla spiaggia e guardando a poppa non vedo più lo skeg. Deve essersi staccato durante la ripartenza, forse perché insabbiato. Inizio a ravanare nella sabbia finchè non lo trovo, con il cavo d’acciaio troncato di netto. Quello che temevo è successo davvero. Sapevo di avere lo skeg bloccato e col cavo semitranciato ma se volevo fare questo trekking dovevo tenermelo così, non avendo tempo per farmene spedire uno nuovo e sostituirlo. Una pazzia lo so, ma non avevo scelta. Ora non so proprio come proseguire. Senza skeg è impossibile navigare nel mare ventoso di Corsica. Il kayak non avrebbe la necessaria direzionalità in caso di vento forte al traverso. Una signora e il marito poi, vedendomi armeggiare per tanto tempo vicino al kayak, si avvicinano per chiedermi cosa sia successo. Sono francesi e devo parlare per forza in inglese. Mi danno una mano a sollevare il kayak per guardare meglio l’alloggiamento dello skeg. Alla fine trovo l’unica soluzione provvisoria attuabile. Bloccare lo skeg in una posizione intermedia con un pezzetto di legno ad incastro. Roba alla Mc Gyver! Il problema è che ad ogni atterraggio o ripartenza lo skeg ritornerà dentro e dovrò chiedere a qualcuno il piacere di tirarlo fuori con l’accortezza di non far venir via il pezzetto di legno. Una cosa dell’altro mondo! Mi obbliga persino a non atterrare in spiagge deserte. Sono disperato. Forse sarebbe meglio lasciar perdere e tornare a casa. Ad un certo punto viene fuori il mio solito ottimismo. Penso che se mi applicherò riuscirò a trovare un’altra soluzione più pratica per concludere il giro dell’isola. Come non lo so ma ci riuscirò! Con lo skeg bloccato dal pezzetto di legno, entro nel kayak ad una distanza da riva tale da non far toccare lo skeg sul fondo sabbioso. Ricorro ad un poderoso appoggio sulla pagaia, adagiata sul fondo, per mantenere l’equilibrio e mi infilo dentro. La manovra riesce perché non c’è molta onda. Ma in caso di frangenti risulterebbe impossibile da eseguirsi. Decido di non pensarci per non demoralizzarmi ulteriormente. Percorro 2 km e mezzo. Arrivo nei pressi di Torre dell’Agnello. Mentre giro attorno ad un gruppo di scogli affioranti, tiro fuori la fotocamera dalla custodia per fare una foto. La pagaia viene colpita da un’onda e colpisce a sua volta la mia mano facendo cadere la fotocamera in acqua. La vedo scomparire nel blu. Tutte le foto fatte sino a quel momento scomparse assieme alla fotocamera. Voglio sprofondare anche io. Non c’è più nulla da fare: si ritorna a casa, vorrei dire. Invece registro la mia posizione sul gps. Vedo più avanti due gommoni affiancati, ancorati sul basso fondale. Li raggiungo e chiedo alle persone a bordo se possano aiutarmi a recuperare la fotocamera. Sono italiani e dei due uomini a bordo, uno fa finta di nulla e l’altro mi dice di avere problemi nella compensazione. Mi indicano però una spiaggetta minuscola più avanti dove fermarmi. Con la forza che solo la disperazione può dare, raggiungo e fermo il kayak sulla spiaggetta. Prendo la maschera e mi avvio a nuoto verso il gruppo di scogli ad una estremità della baietta. Saranno su per giù 400 metri. Porto con me il gps. Nuoto, nuoto, nuoto. Nuoto in un mare infestato da piccole meduse marroni dall’aspetto per nulla rassicurante. A circa metà strada, ce ne sono così tante che devo percorrere ampi tratti sott’acqua per evitarle. Arrivo esausto nei pressi del gruppo di scogli. Guardo il gps e vedo che sullo schermo ci sono scritte incomprensibili. Controllo lo sportellino della porta usb e lo vedo aperto. E’ entrata acqua. Fuori uso anche il gps. A questo punto non so chi mi da la forza di mettermi a cercare la fotocamera. Mi immergo più volte fino a quando non la vedo, a quattro metri di profondità, adagiata su uno scoglio. In un attimo sono sul fondo e la afferro. Quando riemergo, mi sento chiamare da due persone su uno dei due gommoni incontrati prima. Mi fanno cenno di avvicinarmi per un passaggio fino al kayak. Farò così. Li ringrazio e, arrivato vicino a riva, li saluto e scendo. Scuoto il gps facendo uscire l’acqua dallo sportellino. Provo a riaccenderlo e, con mia grossa sorpresa, scopro che funziona ancora!!! Un po' di culo! Riprovo la stessa manovra di ingresso nel kayak in acqua alta, riuscendoci. Mi lascio alle spalle quel posto terribile con un nodo alla gola. Vedo nero il passato ma ancora più nero il futuro. Non mi rimane che il presente, in cui mi immergo pagaiando. Pagaierò incessantemente e l’unica cosa che mi darà conforto sarà pensare a come aggiustare lo skeg. Mi viene in mente un’idea ma nel frattempo sono arrivato nei pressi di Barcaggio e devo decidere se fermarmi o no. Sono le 18. Fermo il kayak sullo scivolo del piccolo porto
ed entro in un bar poco distante per esorcizzare questa giornata maledetta non con una ma con due birre ghiacciate!

Fanculo la sfiga! Di fronte a me l’Isola della Giraglia. A questo punto decido di girarmela tutta


e di fermarmi poi sulla spiaggia vicina. Mangio la baguette comprata a Macinaggio con i salumi rimasti e cerco conforto nel bel tramonto.


Non voglio pensare a nulla e vado a letto prestissimo. Domani il sole sorgerà anche per me.

1 commenti so far

accipicchia quello skeg fa impazzire anche me, qui seduta comodamente alla scrivania.
Non sarei tornata a riprendermi la camera, anche se son contenta che l'hai fatto poichè le foto sono avvincenti. Ecco in questi frangenti l'essere solo
è ...problematico; tuttavia aguzza ingegno, coraggio. Vero?


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