Grecia Ionica in kayak - 25 LUGLIO - FEBBRE A 38


Sono le 5:30 quando mi alzo. Ho dormito poco e male. Ho numerose punture di zanzara che mi danno un sacco di prurito. Do un’occhiata in tenda e ne trovo ben 4! Mi hanno succhiato allegramente per tutta la notte senza che me ne accorgessi. Incredibile! Le uccido con rabbia. 
Esco dalla tenda e mi guardo attorno incuriosito di vedere in che razza di posto sono atterrato ieri sera. Con la luce del sole mi sembra tutto diverso però vedo chiaramente i tre ristoranti, gli ombrelloni e le sdraio del lido. [...]



Una volta ambientato, faccio colazione come al solito con caffè e biscotti ma questa volta ho un bar proprio alle mie spalle. Purtroppo dovrò aspettare più di un’ora perché apra e mi prepari un cappuccino. 
I preparativi per la partenza procedono molto a rilento: sono stanco, non mi sento molto bene. Non posso fermarmi però, è un lusso che non posso permettermi. Piano piano ingavono tutto e tiro il kayak in acqua. C’è poco vento e fa un caldo terribile. Sono solo le 8 ma già non lo sopporto. 
Raggiunto il lato orientale del golfo, cerco di pagaiare più vicino possibile alla costa per godere del refrigerio dell’ombra.


Avanzo molto lentamente, quasi affaticato.


Dopo 10km ho la possibilità di fermarmi su una bella spiaggia attrezzata. Non mi faccio sfuggire l’occasione.



Dopo l’alaggio del kayak


mi intrattengo a parlare con dei signori liguri appassionati di snorkeling. Dopo le chiacchiere è la volta del cibo. Mi siedo all’ombra di una tettoia


e ordino tramezzini e patatine fritte.


Spero così di sentirmi meglio e farmi passare la spossatezza, ma non funziona. Sto peggio di prima e mi vengono anche i brividi di freddo. Mi preparo un giaciglio all’ombra di alcuni alberi. Gonfio il materassino e mi ci sdraio sopra, coprendomi col telo da mare. Non posso far altro che riposare.



Si alza nel frattempo un libeccio forza 3-4. Oltre a farmi tremare ancora di più mi fa temere per la continuazione del viaggio. Voglio assolutamente concludere il giro di Lefkada in giornata e approdare poi su Meganisi. Anche se sono molto debilitato, decido di approfittare del libeccio che spira proprio nella mia direzione di marcia, prima che si rinforzi ancora. Con grande fatica preparo tutto, saluto i simpatici signori liguri e riparto. Utilizzo la pagaia solo per stabilizzare lo scafo e viaggio a non meno di 3 nodi.


A malincuore salto le due baie successive. Mi dispiace in particolar modo di non vedere la spiaggia di Mikros Gialos. Ma non ho forze e l’unica possibilità di avanzare è quella di sfruttare il libeccio che mi spinge. Quando giro l’ultimo capo,


posso finalmente fermarmi su una micro-spiaggia di ciottoli


e decidere come attraversare il canale fino a Meganisi. Decido di attraversarlo in obliquo, in direzione nord-est, mettendomi il libeccio a poppa. E’ la soluzione più veloce ma devo stare attento alle barche che incrocerò lungo la rotta. La traversata scorre senza problemi e alla fine approdo su Meganisi.


Le mie condizioni fisiche sono davvero precarie. Stento a tenere la pagaia in mano e ho la vista annebbiata. Navigo attaccato alla costa per paura di un malore.


Devo assolutamente fermarmi. Oltrepasso bei tratti di costa con lidi e camping.



All’improvviso mi appare un camper con la targa Roma, parcheggiato a pochi metri dalla riva. E’ una manna dal cielo! Senza esitazione fermo il kayak proprio li di fronte. Vedo una coppia di signori italiani che entrano ed escono dal camper. Li saluto e gli spiego di non stare bene. Sono gentilissimi! Mi offrono subito da bere e mi danno anche dell’uva. Cerco nella mia borsetta del pronto soccorso il termometro ma non lo trovo. Per fortuna ce lo hanno loro. Scopro di avere 38.2° di febbre. Prendo subito una tachipirina e mi siedo sfinito su una comoda sedia all’ombra del camper. I signori camperisti sono in partenza, hanno il traghetto tra poco più di 1 ora e devono quindi andare via. Dopo averli ringraziati e salutati rimango solo in spiaggia, sotto un sole ancora cocente. Siamo ancora a metà pomeriggio. Cerco inutilmente un riparo ma la spiaggia è proprio senz’ombra. Mi rassegno e attendo febbricitante che il sole cali. 
La strada sterrata a due passi dalla spiaggia è molto trafficata ma non c’è alternativa: non sono in condizioni di ripartire per trovare un posto migliore dove passare la notte. Attendo il tramonto seduto a guardare il mare e a parlare al telefono. Poi monto la tenda e crollo sul cuscino.


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